
Confesso che ammiro i Sud Tirolesi.
In ogni occasione sono capaci di gridare la propria posizione, la propria identità, ben lontana da quella tricoloruta affibbiatagli da una roma troppo lontana per capirli.
Su mezzo milione di abitanti, i due terzi, di madrelingua tedesca, non vedono l’ora di mollare lo stato italiano per annettersi finalmente alla nazione Austriaca. Come li capisco…
L’italia, ostinatamente, risponde loro che non possono, non finchè tutti i sessantacinque milioni di abitanti, più di metà dei quali peninsulari, non sono d’accordo.
Volessero gentilmente aspettare, ma non gratis. Questo stato di pulcinella, pur di non mollare, ha concesso al Sud Tirolo una larghissima Autonomia: basti pensare al potere legislativo della provincia autonoma di Bolzano, oppure al fatto che le tasse rimangono per il 90% nella Regione.
Una volta assaporata l’Autonomia non si torna più indietro.
Intere vallate hanno già cambiato il nome a moltissime vie, cancellando riferimenti italiani. Non hanno esitato ad apporre su ogni insegna o volantino o prodotto tipico la bandiera Regionale.
Un gran numero di comuni ha chiesto la tutela della nuova Costituzione Austriaca.
Succede spesso, quindi, che la gente in quei luoghi dimostri il distacco dai colli romani.
Questa volta è toccato all’inno di Mameli. La lirica dell’opera è dolcemente accompagnata dal rumore di uno sciacquone del wc.
La rivisitazione dell’opera è tranquillamente ascoltabile nel cuore di Bolzano, al «Museion» di arte moderna.
Riporto sotto parte dell’articolo apparso su Il Giornale del 12 Ottobre.
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