Un sabato pomeriggio dal clima particolarmente mite a Varese, per essere il 10 dicembre.
Molte persone camminano tra le strade del centro, e anche ai più distratti non può sfuggire un gruppo di ragazzi che mostrano uno striscione e tante bandiere. Il Movimento Giovani Padani Varésott ha scelto la centralissima piazza in cui si trova la storica sede cittadina del Carroccio, per manifestare ricordando al governo tecnocratico, in carica da un mese, i principi che sono alla base della Lega Nord e di tutti i Movimenti identitari Europei: “Popoli e Bandiere, mai più schiavi di qualche banchiere“, come riportato a chiare lettere sullo striscione.
Tra ragazzi provenienti da tutta la Provincia è presente anche il gruppo Tradatese, e ciascuno dei partecipanti sventola una bandiera di un Popolo: Fiandre, Scozia, Galles, Catalogna, Paesi Baschi, Alsazia, Bretagna, ecc. Tra le persone che passano, in tanti si domandano cosa rappresentino questi simboli: forse alcuni non li hanno mai visti…
Utile ripasso per i Varesini, e prove generali in vista della successiva grande manifestazione del Movimento Giovani Padani a Strasburgo, presso la sede del Parlamento Europeo.
In un’Europa che si allarga, in una società sempre più globalizzata, ancora una volta la Svizzera offre un esempio di democrazia. Domenica 8 febbraio 2009, in un referendum popolare, i cittadini si sono espressi su un tema di carattere internazionale: il mantenimento degli Accordi Bilaterali con l’Unione Europea e contestualmente la loro estensione a Romania e Bulgaria.
Infatti, dopo una serie di consultazioni popolari, negli anni scorsi il Popolo Elvetico aveva approvato una serie di accordi in base ai quali la Svizzera, pur non entrando nell’UE, aderisce alla libera circolazione nel proprio territorio delle persone con cittadinanza di qualunque Paese dell’Unione.
I cittadini Elvetici hanno complessivamente accettato l’estensione degli accordi ai nuovi Stati membri dell’UE, ma ancora una volta il Canton Ticino ha dimostrato la propria contrarietà, e lo ha fatto con percentuali record: tra i quattro Cantoni che hanno respinto la libera circolazione (insieme a Svitto, Glarona e Appenzello Interno), il Ticino ha detto un secco “No” ai Bilaterali con la percentuale più alta, oltre il 65% dei voti.
E non sarà certo un caso se questo Cantone di neanche 300 mila abitanti, nel quale si parla la nostra lingua, fatto di vallate che scendono dalle vette Alpine ai Laghi Prealpini, ha le idee particolarmente chiare in materia: gli amici della Lega dei Ticinesi, che hanno sostenuto la campagna per il “No”, festeggiano così un risultato storico.
A chi parla di atteggiamento isolazionista, egoista o razzista, basta rispondere con l’evidenza dei fatti, che è esattamente l’opposto: fino a pochi anni fa non era in vigore la libera circolazione, eppure la Svizzera è da sempre un paese aperto ai lavoratori stranieri e pronto ad accogliere rifugiati politici, ovviamente nel rispetto delle regole. Proprio questo sistema fa della Confederazione Elvetica un vero esempio di integrazione e mantenimento di un equilibrio sociale, che sarebbe messo in seria difficoltà dal rischio di un’immigrazione incontrollata.
Da questa parte dell’Insubria, il segnale del voto Ticinese arriva dunque forte e chiaro: la difesa del proprio territorio, dei diritti e del lavoro dei propri concittadini passa anche attraverso l’opposizione a questo modello di Europa.
Qualche giorno fa il sito dell’espresso ha pubblicato un interessante articolo d’attualità dal titolo: “Laboratorio di Varese.” a firma di Francesco Bonazzi, giornalista per L’espresso e Repubblica. Vi invitiamo a leggerlo.
Presenza capillare. Dirigenti giovani. Salda presa sulle poltrone che contano. Così la Lega si rafforza e aumenta i consensi. Anche a scapito degli alleati.
Ma si può tollerare che il centrosinistra governi Laveno Mombello, un paese che ha dato i natali a Renato Pozzetto e dove ha segnato i primi gol Gigi Riva? No che non si può, anche perché a Laveno, sponda varesina del lago Maggiore, hanno capovolto la storia del villaggio di Asterix, l’eroe preferito del ministro Maroni: qui gli eredi della tradizione centralista e cattocomunista resistono in municipio da tre anni e mezzo, circondati da decine di sindaci col fazzoletto verde in quella che è la provincia più leghista d’Italia.
Ora, in un grande partito moderno se ne strafregherebbero di riconquistare una cittadina di novemila anime. E invece sabato prossimo, alle cinque e mezza della sera, a Laveno sarà Umberto Bossi in persona a inaugurare la sezione numero 32 della provincia di Varese.
Ci saranno pochi militanti? Non importa, perché anche se ora fa il ministro, il Grande Capo non si è dimenticato che qui tra un anno e mezzo si vota e tocca rimontare. Con i soliti sistemi: comizi, sagre, sezioni e manifesti. E soprattutto, da almeno dieci anni, con una classe dirigente selezionata attraverso una severa gavetta dove nessuno può bruciare i gradini.
Roba da museo? Sarà, ma intanto con questa strategia la Lega Nord non è solo il partito più vecchio tra quelli che siedono in Parlamento, ma è anche il più vitale.
La Lega Nord, da sempre, afferma che il “problema dei problemi” non sia tanto il divario culturale, economico e sociale nord-sud, ma una gestione centralista dello stato tutt’oggi chiamato Itagghia. Tesi non filosofica, ma da sempre dimostrata nei fatti.
Segue un articolo tratto dal settimanale “Lombardia in Europa“, in cui si mettono in luce decisioni di stampo prettamente politico che portano a dimostrare la tesi seguente: un governo di roma è sempre poco attento alla questione settentrionale, sia esso di (centro)destra o (centro)sinistra. L’aspetto in comune, infatti, è rappresentato dal “centro“, da intendersi in senso geografico e non politico.
Finalmente, la nostra gente sembra si stia svegliando, e capisca da che parallelo in giù stanno i politicanti ciarlatani e da quale altro parallelo in sù si possa pensare di affrontare problemi con lo scopo di fornire risposte concrete. Non tutti, qualche settentrionale anonimo esisterà sempre, per mantenere vivo il proverbio che esite sempre un’eccezione che conferma la regola.
Storia della Lega Nord attraverso i suoi manifesti
La sezione della Lega Nord di Tradate inaugura la sua nuova sede e coglie questa occasione per ripercorrere la storia del Movimento attraverso l’esposizione di alcuni celebri manifesti. L’intento è quello di far conoscere e comprendere l’evoluzione del linguaggio politico della Lega Nord.
Questo linguaggio da molti definito banale, sempliciotto, ignorante in realtà è un linguaggio diretto e immediato, fatto soprattutto per smuovere le coscienze della gente. Poche parole ma semplici, efficaci ed intense perché vere, perché parlano di libertà, di riscatto di un popolo oppresso e depredato ma che finalmente ha trovato una nuova linfa per lottare.






