E’ quasi passata l’estate, il freddo si sta avvicinando, il maltempo si sta abbattendo su tutta la penisola provocando inondazioni ed allagamenti, ma il presidente della Camera Gianfranco Fini sembra essere ancora sotto l’effetto di un’insolazione d’agosto presa su qualche spiaggia caraibica. Agli inizi di settembre, l’ex-presidente di AN ha fatto dichiarazioni che hanno suscitato lo stupore della Lega Nord, perplessità all’interno del PDL ed ilarità tra gli scranni del PD: le testate giornalistiche hanno riportato il “dietrofront” di Fini sul tema dell’immigrazione. Si tratta di un cambio di idea o di un letterale colpo di testa?
In occasione della festa del PD a Genova, il presidente Fini ha dichiarato che il PDL non deve ridursi a “fotocopia” del Carroccio a proposito del tema sull’immigrazione ed afferma che “La questione non va affrontata né con un approccio segnato dall’ emotività, né guidato solo dalla pur necessaria volontà di garantire la sicurezza dei cittadini, perché questo rappresenterebbe un approccio parziale, miope e sbagliato.” L’ex-presidente di AN ha sbalordito tutti quando ha affermato che “bisognerebbe imitare i Paesi nordici per migliorare la strada verso l’integrazione, concedendo il diritto di voto agli immigrati residenti in questo Paese da almeno cinque anni, in occasione delle elezioni amministrative”. Inutile ricordare che la maggior parte dei Paesi nordici a cui si fa riferimento, come la Finlandia e la Svezia, sono Stati le cui leggi sull’immigrazione sono più aspre di quelle italiane, nonostante questi si trovino molto distanti dal centro del Mediterraneo, la meta favorita per gli approdi delle carrette del mare stracolme di extracomunitari privi di passaporto e permesso di soggiorno.
Fini ha continuato il suo discorso dichiarando che “i dati di fatto sono un’evidenza che non si può negare: è illusorio pensare che lo straniero non tenda a mettere radici!”, forse dimenticando che numerosi extracomunitari Rom, nonostante lunghi anni di soggiorno in campi nomadi sul suolo di questo Paese, si rifiutano di trasferirsi in edifici fatti di mattoni e tegole come il resto della popolazione, per continuare a vivere in roulotte e camper collocati in aree che ormai sono diventate veri e propri ghetti. Inutile ricordare i numerosi “Don Vito Corleone”, che agli inizi del 1900 hanno confutato la tesi dell’ex-presidente di AN, aggiudicandosi il sinonimo di “italiano=mafioso” ed ispirando pellicole da Oscar come “Il Padrino” o “Gli intoccabili”. Eppure egli ha proseguito dicendo che “ pensarlo significherebbe non conoscere la nostra storia nazionale e cioè ignorare quello che hanno fatto gli stessi emigranti italiani.”
Per Fini l’integrazione “è qualcosa di più di avere un lavoro, pagare le tasse, non prendere le multe, e salutare educatamente quando si entra al bar” ma significa avere diritti politici. Personalmente, il diritto di voto non è la causa dell’integrazione, ma una conseguenza, è il passo finale del processo di inserimento nella società da parte dell’individuo e non quello di avvio! Molte persone provenienti dall’Unione Europea, ma anche extracomunitarie in regola, arrivano in questo Paese per lavorare solo per un breve lasso di tempo, senza l’intenzione di soggiornare per lungo periodo nel territorio, per poi tornare nel Paese d’origine e portar con sé il guadagno del proprio lavoro. E allora perché si dovrebbe concedere il diritto di voto ad una persona che tra qualche anno probabilmente non risiederà più in questo Stato e le cui scelte potrebbero ricadere sul futuro dei cittadini che vi rimarranno?
Continuando con il discorso, Fini propone l’introduzione dello “ius soli”, che concede automaticamente la cittadinanza italiana agli stranieri nati sul territorio. “Chi paga le tasse ha il diritto di essere rappresentato!”. Anche se il PD e parte del PDL appoggia le proposte del Presidente della Camera, subito la Lega ha annunciato di essere contraria alle dichiarazioni fatte a Genova. “Gianfranco lo aveva precedentemente proposto e noi avevamo già espresso il nostro dissenso!” ha annunciato il Ministro dell’Interno Roberto Maroni “ E comunque non è programma di Governo! Se si vuole portare la proposta in Parlamento ben venga, ma nessuno potrà pretendere da noi un cambio di opinione! Il diritto di voto spetta a chi ha la cittadinanza com’è scritto nella Costituzione!”.
Probabilmente Fini è convinto che dopo queste dichiarazioni, quei 4 milioni di immigrati che dovrebbero ottenere la cittadinanza andrebbero a votare proprio il suo partito. La Lega Nord si definisce contraria perché sostanzialmente non è la concessione della cittadinanza che fa dell’individuo una persona veramente integrata: basti pensare agli otto uomini sospettati di aver partecipato agli attentati terroristici a Londra nel 2005, tutti extracomunitari che da anni erano in possesso della cittadinanza inglese.
La Lega è stata più volte tacciata di anticostituzionalità, eppure sembra che sia i compagni, sia gli ex-fascisti si dimenticano di leggerla bene. E Umberto Bossi si è già espresso senza mezzi termini: “Ognuno è libero di suicidarsi politicamente come vuole! Ho paura che Fini farà la fine di Bertinotti!”