
Le casse dei nostri comuni sono vuote? Sì, e il motivo principale è ben noto: le tasse pagate dai cittadini finiscono in gran parte allo Stato centrale, mentre agli enti locali rimangono solo le briciole. Allora, con quel poco che resta, i comuni non dovrebbero pensare prima alle esigenze dei propri cittadini? Non mancano certo anziani, famiglie, giovani coppie, studenti, nati e cresciuti nel nostro territorio, che ogni giorno compiono sacrifici per arrivare alla fine del mese.
Basterebbe un minimo di buon senso per agire in questa direzione. Invece tropo spesso gli amministratori dei nostri comuni utilizzano le scarse risorse a disposizione a favore di chi con la nostra terra non ha niente a che fare. Proprio così: l’amministrazione comunale di Gallarate ha deciso di trasferire il campo nomadi di via De Marchi in un’altra area della città, sostenendo una spesa di ben 150.000 euro. Risultato: il problema non è stato risolto ma solo spostato, e cittadini si sono visti impoveriti di una somma non indifferente.
Sembra proprio che nel nostro varesotto stia rinascendo nel cuore della gente una sana curiosità per il proprio passato, abbandonato con superficialità nel triste periodo della seconda metà del XX secolo, caratterizzato da una progressiva perdita di identità locale e appiattimento su valori più o meno universali che i nostri avi non credo avrebbero mai approvato.
É proprio di questi giorni la notizia che a Tradate sia stata accolta l’iniziativa portata avanti dalla Lega Nord in sede amministrativa per un ritorno alla produzione di un vino autoctono. Infatti, dopo che un anno fa il Sindaco Stefano Candiani aveva offerto la possibilità di usufruire di terreni comunali per la produzione vinicola, in cambio di una piccola quantità di prodotto, si scopre che ci sarebbe un appassionato viticultore che ha raccolto con positività la proposta.
Non ci resta che attendere fiduciosi per l’assaggio del primo bicchiere!
Seguono interessanti approfondimenti.
Nel cuore di Varese, nelle centralissime piazza Monte Grappa e piazza Repubblica, cinque giorni fitti di eventi proporranno la realtà dell’Insubria nelle sue molteplici manifestazioni di economie, territori, culture: mostre e rassegne, convegni, incontri e dibattiti, trofei sportivi, concerti e spettacoli folkloristici, ristorazione e prodotti tipici dai quattro angoli della Regione Insubre.
La trama di questa manifestazione si sviluppa, da una parte, nel tentativo di definire il concetto di Insubria come “terra” e “luogo di identificazione”, al fine di impostare un lavoro per gli anni a venire che consenta di giungere a una “riconciliazione tra unità territoriali, di amministrazione e di governo”; dall’altra, nel fornire una immagine completa della Regione insubre, nelle sue molteplici manifestazioni di economie, di territori e di culture.
Per questo motivo il festival si propone di confrontarsi con le grandi sfide che coinvolgeranno l’intero territorio, al di là dei confini nazionali, dal Canton Ticino alla Lombardia occidentale e al Piemonte orientale, nei prossimi anni e decenni. Sfide culturali che, a nostro avviso, potranno essere affrontate e superate solo laddove questo territorio comincerà a sviluppare sinergie sempre più complesse ed elaborate, che diano all’Insubria il ruolo di nuovo motore e nuovo modello per un’”Europa di terre”, transfrontaliera e aperta, da una parte, ma, nel contempo, fieramente radicata e fortemente “simbolica” per i suoi abitanti.
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