Segnaliamo un interessante articolo firmato dal deputato ticinese Norman Gobbi Vais su “Il Mattino Online”, la versione web del “Mattino della domenica”, il settimanale organo ufficiale della Lega dei Ticinesi.
Il pezzo merita davvero ampie e approfondite riflessioni, dato che affronta un tema importante per il presente ed il futuro della nostra Terra: la Regio Insubrica.
Con le parole pronunciate dall’esponente politico Elvetico, è come se venisse abbattuto un muro, che fino a poco tempo fa sembrava invalicabile: finalmente nella vicina Confederazione viene fatta una distinzione tra lo Stato italiano e le nostre Province di confine.
Purtroppo delle nostre parti molti pensano ancora che gli Svizzeri siano tutti un po’ come il famoso “signor Rezzonico”…
Analogamente tanti Ticinesi non vedono di buon occhio ciò che appare sotto l’etichetta di “italiano”, e ne hanno tutte le ragioni!
Negli ultimi anni quindi la Lega Nord e la Lega dei Ticinesi stanno compiendo il miracolo di cambiare questa prospettiva: nonostante il confine di Stato, l’Insubria è una realtà storica, politica e culturale, e poco importa se Berna e soprattutto Roma non hanno le idee chiare in tal senso.
Basta che sia il territorio a muoversi: il citato “Partitone” PLR (Partito Liberale Radicale) è infatti numericamente il primo partito in Ticino, ma negli ultimi anni ha dimostrato di essere poco attento alle necessità del territorio; solo la Lega dei Ticinesi sta facendo molto in tal senso.
Da quel che si legge, il sito istituzionale della Regio Insubrica è purtroppo un po’ lo specchio dell’istituzione stessa: rischia di perdersi in troppa burocrazia e poca azione e, come ammette appunto l’amico Norman Gobbi, anche il Ticino ha la sua responsabilità, precisando ovviamente che si tratta di quella parte che sostiene ancora i partiti tradizionali.
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CRESCE LA PERCENTUALE DI MATERIE RECUPERATE. MALE LA DIFFERENZIATA, IN ALCUNE REGIONI NON ESISTE
«Col riciclo si guadagna, sia in salute che in banca». Così si esprime Giancarlo Longhi, presidente del Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi).
Grazie al riciclaggio infatti si presenta un guadagno sia per le imprese, le quali acquistano materia prima con un risparmio che «nel caso della plastica è del 20% circa», sia il cittadino in quanto «laddove la differenziata è ben amministrata, si abbassano le tasse»; allo stesso tempo ci guadagnano le istituzioni locali che «invece di pagare per la discarica, vendono»: basta guardare alla nazione Lombardia che ha potuto intascarsi 40 milioni di euro vendendo quella che era semplice spazzatura.
In un’Europa che si allarga, in una società sempre più globalizzata, ancora una volta la Svizzera offre un esempio di democrazia. Domenica 8 febbraio 2009, in un referendum popolare, i cittadini si sono espressi su un tema di carattere internazionale: il mantenimento degli Accordi Bilaterali con l’Unione Europea e contestualmente la loro estensione a Romania e Bulgaria.
Infatti, dopo una serie di consultazioni popolari, negli anni scorsi il Popolo Elvetico aveva approvato una serie di accordi in base ai quali la Svizzera, pur non entrando nell’UE, aderisce alla libera circolazione nel proprio territorio delle persone con cittadinanza di qualunque Paese dell’Unione.
I cittadini Elvetici hanno complessivamente accettato l’estensione degli accordi ai nuovi Stati membri dell’UE, ma ancora una volta il Canton Ticino ha dimostrato la propria contrarietà, e lo ha fatto con percentuali record: tra i quattro Cantoni che hanno respinto la libera circolazione (insieme a Svitto, Glarona e Appenzello Interno), il Ticino ha detto un secco “No” ai Bilaterali con la percentuale più alta, oltre il 65% dei voti.
E non sarà certo un caso se questo Cantone di neanche 300 mila abitanti, nel quale si parla la nostra lingua, fatto di vallate che scendono dalle vette Alpine ai Laghi Prealpini, ha le idee particolarmente chiare in materia: gli amici della Lega dei Ticinesi, che hanno sostenuto la campagna per il “No”, festeggiano così un risultato storico.
A chi parla di atteggiamento isolazionista, egoista o razzista, basta rispondere con l’evidenza dei fatti, che è esattamente l’opposto: fino a pochi anni fa non era in vigore la libera circolazione, eppure la Svizzera è da sempre un paese aperto ai lavoratori stranieri e pronto ad accogliere rifugiati politici, ovviamente nel rispetto delle regole. Proprio questo sistema fa della Confederazione Elvetica un vero esempio di integrazione e mantenimento di un equilibrio sociale, che sarebbe messo in seria difficoltà dal rischio di un’immigrazione incontrollata.
Da questa parte dell’Insubria, il segnale del voto Ticinese arriva dunque forte e chiaro: la difesa del proprio territorio, dei diritti e del lavoro dei propri concittadini passa anche attraverso l’opposizione a questo modello di Europa.
Varese è Mondiale: quante volte lo abbiamo visto e sentito in questi giorni?
Sui giornali, in TV, sui manifesti, sui biglietti, sugli striscioni ma soprattutto nel cuore della gente.
Sì, Varese è Mondiale: Varese, il cuore palpitante dell’Insubria e della Padania.
Lo si sentiva battere camminando per le strade della Città Giardino, lo si vedeva in bella mostra nelle vetrine addobbate a festa, piene dei ricordi raccontati da una Prealpina dei bei tempi andati e dalle bici d’epoca tirate a lucido.
Il cuore che ricomincia a pompare dopo tanti anni di quel torpore, forse causato dalle dosi massicce di TV, che prova a convincerci che la nostra è una cultura di Serie B e che l’unica lingua locale che valga la pena di essere parlata e studiata sia quella partenopea; i Varesini che si riscoprono orgogliosi della loro terra e della loro Città.
Non c’è spazio per dubbi o interpretazioni: la nostra Provincia ha vissuto una settimana unica e irripetibile, senza sbavature, da sogno.




