Lunedì 2 Aprile 2007
Dal 31 Marzo al 15 Aprile, presso la Villa Truffini di Tradate, è presente una Mostra Antologica di Enrico Grigioni, noto e produttivo artista tradatese. Tante volte si cercano lontano spunti di arte, letteratura, cultura. Senza pensare, che si hanno interessanti opere di grandi artisti proprio sotto il proprio naso.
Consiglio a tutti una visita di qualche minuto, anche qualche sera in cui ci si sente presi in giro da un palinsesto televisivo fatto di reality e film sui carabinieri… Due pasi in centro e un salto nella magnifica villa Truffini non possono che giovare al corpo e alla mente.
Enrico Grigioni nasce a Tradate il 28 Agosto 1933.
Personalizza la casa, creando affreschi sulle pareti esterne, tappezzandola di quadri; con i mattoni refrattari del vecchio forno per il pane, crea tre piccoli forni per cuocerci la ceramica.
Si dedica alla scultura, alla fotografia, lavora la terracotta, si cimenta con il rame, usa la tela dei materassi o la carta da pacco per dipingere i suoi quadri, producendo un’incalcolabile serie di opere…
Insegnava il disegno come volontario ai malati psitici di Tradate C.P.S., ai disabili di Mozzate, agli associati del “Bambù” di Abbiate Guazzone, aiutava il proprio rione a dipingere i carri per il Palio cittadino.
Si spegne nell’ospedale di Gallarate, il 12 Febbraio 2006, all’età di 72 anni.
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Giovedì 1 Marzo 2007

A venti minuti di macchina da casa nostra, i nostri predecessori ci hanno lasciato da custodire un altro esempio dell’enorme partimonio artistico - religioso che sarebbe utile far entrare nel proprio bagaglio di conoscenze : il Sacro Monte di Varese.
La conoscenza della storia che ci avvolge, infatti, è un elemento essenziale per cominciare a capire meglio chi siamo sulla base delle nostre tradizioni e culture passate.
Passiamo a una breve introduzione.
All’estremità orientale della dorsale montuosa del massiccio del Campo dei Fiori, che si erge pochi chilometri a nord di Varese e che costituisce una delle prime propaggini delle Prealpi Lombarde, si trova il dosso del “Sacro Monte“.
Da qui si dominano la pianura lombardo-piemontese a sud e le valli svizzere a nord. Ad est l’occhio può scorgere i monti del comasco e del lecchese, ad ovest la regione dei laghi ed oltre, all’orizzonte, le cime delle Alpi Occidentali.
Lungo le pendici del Sacro Monte si sviluppa un’opera monumentale tra le più significative nell’ambito dei “Sacri Monti” sorti nella zona prealpina.
E’ un monumento dedicato alla contemplazione dei misteri del Rosario, attraverso un percorso devozionale che, partendo poco sopra la frazione di Fogliaro, risale il Monte sino alla sua sommità. Ci si imbatte in una serie di quindici cappelle, l’ultima delle quali inglobata in un Santuario e un oratorio.
Vi posso garantire che la salita a piedi è lunga e faticosa, ma avanti, baldi giovani, non è questo che ci preoccupa, vero? E poi, credetemi, ne vale proprio la pena!
Per chi, come me, abbia interesse ad approfondire questo tema, segue una descrizione esauriente di cosa rappresenti il Sacro Monte di Varese…
Alla prossima!
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Due domeniche fa ho deciso di impegnare il mio pomeriggio nella visita di una piccola e graziosa cittadina lacustre del nostro splendido territorio varesino: Angera.
Ci ero già stato da piccolo, ma il ritornarci mi ha lasciato nel cuore un segno indelebile. Ho passeggiato con la mia ragazza per le romantiche vie del centro storico, prendendomi un buon gelato e mi sono diretto verso il lungolago.
Qui, ho potuto constatare che buona parte di quello che la natura ci ha lasciato è rimasto intatto: a differenza di molte altre cittadine di lago nate e cresciute nel nostro territorio, Angera è rimasta ancorata con passione al proprio passato.
Lo dimostra proprio il lungolago, per buona parte non piastrellato e sgombro di locali o gelaterie, che si perde in un canneto ospitante un gran numero di anatre e cigni, i quali danno un tocco ancor più selvaggio al luogo.
Spostando lo sguardo verso il piccolo golfo su cui si affaccia la città, mi si è presentata davanti agli occhi una piccola isola, dal nome “isolino Partegora“, intreccio di canneti e boschetti, dove la natura sembra essere stata immortalata nel tempo.
Guardandomi alle spalle, verso l’entroterra, mi sono imbattuto nella suggestiva vista della Rocca Borromeo, “appoggiata” sulla sommità di un ripido pendio, che sembra fare la guardia ai tesori custoditi nello specchio d’acqua in cui riflette perennemente la propria immagine.
Mi sono sentito catapultato in una realtà dove il nuovo e l’antico si fondono in una piena armonia, fatta del verde delle colline, dell’azzurro del lago e del tenue beige della Rocca che fa da spartiacque tra la terra e il cielo.
Avrei voluto visitare la Rocca, ma arrivato davanti al portone, ho constatato che verrà riaperta al pubblico solo nella stagione primaverile (il 16 Marzo, per l’esattezza); peccato, perchè mi sarebbe piaciuto camminare tra le camere di una lussousa residenza estiva dei Borromeo e soprattutto assistere allo spettacolo offerto dal grazioso museo della bambola che l’edificio gelosamente custodisce.
Quindi, per chi non volesse sprecare un pomeriggio stravaccato sul divano, consiglio un pò di intrapendenza e… via, alla scoperta di un altro tesoro del nostro territorio!
Per chi vuole saperne di più, di seguito sono riportate ulteriori informazioni e link utili.
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Mercoledì 28 Febbraio 2007
Chi di noi non ha mai visto una Citroën Due Cavalli, l’intramontabile utilitaria prodotta ininterrottamente dal 1948 al 1990 in oltre dieci milioni di esemplari? Se ne vede ancora qualcuna ogni tanto sulle nostre strade.
Ma forse in pochi sanno che il suo creatore era originario della nostra terra. Proprio così: la Due Cavalli fu uno dei colpi di genio di Flaminio Bertoni.
Nato a Masnago (Varese) nel 1903, pittore, scultore, architetto, designer, artista e inventore a tutto campo, Flaminio Bertoni trovò la sua massima ispirazione come creatore di automobili. Si presentò al costruttore francese mostrando un brevetto per il sollevamento pneumatico dei finestrini: da allora, e fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1964, regalò alla casa d’oltralpe i maggiori successi della sua storia. Nel 1933, lavorando alla linea della Citroën Traction Avant, grazie alla sua abilità di scultore, per la prima volta nella storia dell’automobile ne realizzò un modello tridimensionale (nella foto). Mentre nel 1955 dalla sua creatività vide la luce la lussuosa e avveniristica DS, dotata di soluzioni tecniche impensabili ai tempi, come servosterzo, freni a disco e sospensioni idropneumatiche.
Varese rende omaggio al suo illustre concittadino: su iniziativa dell’Amministrazione Provinciale, guidata dalla Lega Nord, ad aprile verrà inaugurato un museo che ospiterà la Fondazione Flaminio Bertoni: presso lo spazio espositivo di via Valverde i visitatori potranno ammirare automobili, quadri, disegni e creazioni del grande designer. Un meritato riconoscimento a chi ha saputo rendere onore a Varese nel mondo.
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Martedì 30 Gennaio 2007
In Figura: Sant’Ambrogio benedice Arcumeggia
Troppe volte capita di sentirsi insoddisfatti, magari durante uno di quei lunghi pomeriggi domenicali passati sul divano a seguire, ingurgitando schifezze ipercaloriche, i risultati dell’ultima giornata del campionato di calcio o un talk show appositamente allestito per chi abita da Roma in giù.
Allora si sente il bisogno di prendere la macchina per andare a farsi un giro. Peccato che, dopo mezz’ora, ci si trovi a casa di qualche amico o al bar a guardare le stesse partite o gli stessi talk show di mezz’ora prima.
Perchè, allora, non andare a fare una gita fuori porta? Magari invitando qualche ragazza/o? Si, ma dove?
Mi sento di proporre una meta, molto più vicina di quanto si pensi, dove poter trascorrere qualche ora tra arte e romanticismo, passeggiando tra vicoli colorati ed osservando le cime delle nostre montagne. Questo è Arcumeggia, piccolo borgo antico dipinto dell’Alto Varesotto.
Siete interessati? Allora, di seguito, troverete tante piccole informazioni che faranno nascere in voi la voglia di catapultarvi in questo paesino senza età, dove storia e magia si fondono in un rilassante senso di tranquillità.
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Inserito da BrambaTheHutt in Cultura, Insubria, Arte | Comments Off