domenica 5 ottobre 2008

Schiavi del centralismo romano?

La Lega Nord, da sempre, afferma che il “problema dei problemi” non sia tanto il divario culturale, economico e sociale nord-sud, ma una gestione centralista dello stato tutt’oggi chiamato Itagghia. Tesi non filosofica, ma da sempre dimostrata nei fatti.

Segue un articolo tratto dal settimanale “Lombardia in Europa“, in cui si mettono in luce decisioni di stampo prettamente politico che portano a dimostrare la tesi seguente: un governo di roma è sempre poco attento alla questione settentrionale, sia esso di (centro)destra o (centro)sinistra. L’aspetto in comune, infatti, è rappresentato dal “centro“, da intendersi in senso geografico e non politico.

Finalmente, la nostra gente sembra si stia svegliando, e capisca da che parallelo in giù stanno i politicanti ciarlatani e da quale altro parallelo in sù si possa pensare di affrontare problemi con lo scopo di fornire risposte concrete. Non tutti, qualche settentrionale anonimo esisterà sempre, per mantenere vivo il proverbio che esite sempre un’eccezione che conferma la regola.

Articolo pubblicato il 22/09/08
Autore: Giuseppe Pozzi
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SIAMO STUFI DI ESSERE “SOGGIOGATI” DA ROMA


Che al Governo ci sia Berlusconi o Prodi, per noi sembra cambiare davvero poco. Perché alla fine a prevalere è sempre roma su Milano. Ed è inutile che dalla capitale, ogni volta che ci tarpano le ali, cerchino le giustificazioni più strampalate. Perché la realtà è sempre la stessa: i lombardi danno fastidio e bisogna impedirgli di diventare troppo autonomi e forti.

Ma perché no? Forse perché siamo più bravi di loro? Guai solo a pensarlo. E poi non è “politically correct”, come si usa dire oggi. O forse perché c’è il rischio che venga meno il “foraggiamento” necessario per mandare avanti i vari “palazzi” romani. Mah, vedete voi. Certo è che ogni occasione è buona per ostacolare l’azione delle istituzioni lombarde.

L’ultima della serie è la bocciatura da parte della Corte dei Conti del prolungamento delle linee 2 (verde) e 3 (gialla) della metropolitana milanese. Sia ben chiaro: la Corte dei Conti fa il suo mestiere e in base ai principi con cui deve giudicare (in particolare, legittimità degli investimenti e compatibilità economica delle spese in base ai costi e ai benefici) questi interventi probabilmente dovevano essere fermati.

Il ridicolo, o l’assurdo, è che ha suggerito, al posto del metrò, di realizzare un intervento ferroviario. Per chi conosca minimamente Milano e dintorni è evidente l’irragionevolezza di questo consiglio. Già, ma la Corte dei Conti sta a Roma e si permette di decidere e proporre soluzioni senza conoscere le realtà locali.
Purtroppo questo è un andazzo che sembra proprio una costante di chi sta al Governo, centrodestra o centrosinistra che sia.

Basta dare un’occhiata a quanto accaduto negli ultimi dodici mesi per rendersene conto. Con l’Esecutivo guidato da Romano Prodi erano numerose le leggi approvate dal Pirellone che finivano nel mirino del Governo per essere impugnate, dalle norme sul sistema educativo a quelle in materia di trasporto aereo. Che dire, a questo proposito, di come Prodi & C. avrebbero voluto finisse la vicenda Alitalia? La compagnia di bandiera venduta ad Air France e Malpensa ridotta a una succursale dello Charles de Gaulle di Parigi.

E non è che con Silvio Berlusconi le cose vadano meglio. Il Cavaliere aveva promesso che i suoi due primi Consigli dei ministri li avrebbe fatti a Napoli, per risolvere il problema monnezza, e a Malpensa. Sotto il Maschio Angioino ha passeggiato, ma nello scalo della brughiera lo stanno ancora aspettando. Così come va ripercorso il cammino che ha portato alla conquista dell’Expo e i mesi successivi: se qui il Governo Prodi aveva lavorato bene, non altrettanto si può dire del nuovo Esecutivo visto che anche qui vuole mettere il “cappello” di Roma.

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