L’Assemblea sarà convocata a domicilio… Il 24 Gennaio di quest’anno, settimana scorsa, il Senato ha votato contro la fiducia a Prodi. Fra gli interventi e le dichiarazioni di voto ve n’è una particolarmente chiara ed efficace.
Dario Galli è Tradatese e Senatore per la Lega Nord ormai da parecchi anni. Ha grande esperienza ed intuito politico che trasmette a chi lo ascolta ad ogni suo intervento, che sia in piazza, per radio o in Parlamento. Quello che pubblichiamo qui è il Suo intervento al Senato contro la fiducia al Governo. Con chiarezza e intelligenza tocca tutti i nodi politici concreti che da anni la Lega porta fra la gente con coraggio e fermezza. Un intervento per molti versi storico. Godetevelo!
Qui sotto riportiamo per intero il resoconto stenografico dell’intervento al Senato dell’Ing. Dario Galli.
Intervento del Senatore Dario Galli
GALLI (LNP). Signor Presidente, egregio signor primo ministro onorevole Prodi, ho ascoltato con molta attenzione, come credo moltissimi altri cittadini italiani, il suo intervento e l’unica cosa che viene da pensare è che evidentemente lei vive in un altro Paese oppure questi due anni di Palazzo e auto blu le hanno nascosto la realtà esterna.
In questo momento l’immagine dell’Italia è ai minimi storici nel consenso internazionale, i giornali stranieri ci descrivono come un Paese triste e senza prospettive, gli istituti economici non hanno fiducia nelle nostre possibilità di ripresa industriale, i rifiuti campani hanno fatto il giro delle televisioni del mondo e persino la CEI ha sparato a zero sullo spessore morale di questo Governo.
Nonostante questo, oggi lei finirà la sua carriera da Primo Ministro ingloriosamente, con un voto di sfiducia, non per l’incredibile vicenda di politica familiare del ministro Mastella e per la dichiarata conseguente uscita dalla maggioranza del suo partito, l’Udeur. Lei oggi termina un mandato che in realtà non avrebbe mai dovuto avere inizio.
Lei, infatti, e la sua maggioranza avete governato per diciotto mesi grazie ai brogli elettorali (nella sola Emilia-Romagna un controllo reale delle schede avrebbe ribaltato il risultato) e ad alcune leggi, come quella relativa agli italiani all’estero (riguardo alla quale solo la Lega si mise di traverso) che ci pone oggi come unico Paese al mondo in cui è ribaltato il concetto della rappresentatività, con cittadini che non vivono e non pagano le tasse nel nostro Paese senza pagare, ma che con i loro eletti ne condizionano pesantemente le sorti.
Per non parlare dei senatori a vita, riguardo ai quali il solo rispetto per l’età impedisce di fare le giuste considerazioni e di esprimere tutto il disprezzo che meriterebbero.
Lei oggi, signor Presidente del Consiglio, finisce il mandato perché non poteva che andare in questa maniera: con la squinternata compagine di Governo che lei ha messo insieme, solo questo poteva essere il risultato finale. Ha sbagliato tutto. A partire dal numero: dai 103 posti di Governo, massimo storico di sempre. Lei, che doveva risanare il Paese partendo dal taglio delle spese inutili.
Per non parlare delle perle di questa sua formazione. Tralasciando i più stretti collaboratori (e i loro particolari e discutibili gusti personali), ricordo alcuni autentici fenomeni come l’innarivabile Ferrero, che ha iniziato la sua carriera ministeriale con la proposta di istituire locali pubblici dove farsi le canne e che poi ha evidentemente risolto in modo privato il problema, tant’é che successivamente si è messo alla testa di cortei variopinti per i diritti degli immigrati clandestini, ha precisato che un cittadino italiano da 0 a 18 anni costa 150.000 euro e che quindi è meglio importare un extracomunitario già fatto, o che in Padania bisogna dare subito il voto agli immigrati per annacquare il consenso elettorale della Lega. Si tratta di tutte parole riportate dai giornali. (Applausi dal Gruppo LNP).
Di Mastella abbiamo già detto. Vogliamo solo ricordare che è stato colpito da quella stessa magistratura rispetto alla quale si era posto in posizione supina, cercando di annullare la giusta riforma voluta da Castelli e dalla Lega.
Potremmo dire di Rutelli, che sponsorizza i DICO nei comizi nei centri sociali e poi manda lettere di smentita in Vaticano; o del vero regista della sua disfatta politica, quel D’Alema che da ministro degli affari esteri è riuscito a non farla incontrare, signor Presidente del Consiglio, neanche una volta con Bush in due anni, ma che ha trovato il tempo di passeggiare a braccetto, sotto le telecamere di tutto il mondo, con i terroristi dell’Islam integralista (a proposito di Gaza, onorevole Prodi sottolineo che lì i palestinesi sparano i missili Qassam agli israeliani). Potremmo dire di quell’Amato nato politicamente alla corte di Craxi della «Milano da bere», che è sempre in prima linea quando c’è da difendere i rom che ubriachi ammazzano i nostri ragazzi o le nostre donne, ma che poi sparisce dietro quattro sacchetti di immondizia; o del suo conterraneo Bersani, che oggi un po’ le spara contro, onorevole Prodi, il quale, nella logica (a dir la verità, poco comunista) della concorrenza sfrenata, si è graziosamente dimenticato di tutti i privilegi delle coop, ma nel frattempo voleva far chiudere tutte le aziende italiane con la retroattività della indeducibilità dei leasing immobiliari (ha riso tutto il mondo). Potremmo dire di Pecoraro Scanio, che predica bene e razzola male: che manifesta contro i rifiuti a Napoli, ma contestualmente blocca gli inceneritori da vent’anni; che vorrebbe far funzionare gli altiforni della Dalmine con le centrali eoliche e il sole: se poi piove e non tira vento, pazienza, quel giorno ci si riposa.
Per non parlare della coppia più bella e più amata: TPS e Visco. Il primo dichiara bellissime le tasse, forse perché non le paga dal momento che nessuno ha ancora spiegato la notizia apparsa sui giornali secondo la quale, sul suo cedolino da Ministro, si applica una ritenuta del solo 10 per cento. Forse perché, lui che ama l’Italia, vive da radical-chic a Parigi. E di Visco che dire? Lui che ama il Nord tanto da rassicurarlo con la presenza massiccia di Guardia di finanza, tant’è che non c’è più neanche un agente da mandare a controllare le attività della malavita nella sua Puglia, e che però, secondo i giornali, ha una villa semiabusiva a Pantelleria, alla quale ha applicato (nessuno è perfetto) il condono edilizio dell’odiato Berlusconi. E che ogni sera si addormenta, soddisfatto, pensando a quante partite IVA la sua invenzione più amata, l’IRAP, e gli studi di settore hanno fatto chiudere. Potremmo elencare tutti gli altri, ma aggiungeremmo poco.
Dove voleva andare con questa squadra, onorevole Prodi? Dove credeva di poter portare il Paese? La prima legge importante del suo Governo è stata quella relativa all’indulto, con le conseguenze che tutti i cittadini hanno pagato e stanno ancora pagando sulla propria pelle. Poi ha fatto una finanziaria di lacrime e sangue, con un aumento del 3 per cento della tassazione che, in un Paese fermo economicamente, ha pagato soltanto chi già pagava le tasse, mentre i cosiddetti evasori e il loro fantomatico recupero fiscale tali erano e tali sono rimasti. Avete introitato 50 miliardi di tasse in più e avete aumentato la spesa pubblica corrente di 50 miliardi.
Perché vuole insistere, onorevole Prodi? Non è soddisfatto della sua carriera? Di essere stato un grande burocrate pubblico, di aver affossato e svenduto le aziende di Stato dove è passato? Non le è bastata l’esperienza europea da Commissario, dimostrando anche lì grande attenzione al diametro dei piselli, avendo il tempo per sfornare leggi incredibili come la Bolkestein, ma dimenticandosi completamente di difendere i suoi concittadini europei dall’assalto delle economie dell’Est, che usano i bambini come schiavi, o dalla prevaricazione e arroganza culturale dell’Islam integralista.
Dopo averci provato già nel 1996, con i risultati che ricordiamo, ci ha voluto riprovare ancora ed oggi siamo qui a celebrare la stessa liturgia di allora. Era proprio necessario farsi trattare come uno scolaretto dal maestrino Veltroni? Era proprio necessario andare in televisione con fare perentorio a dire che le scuole a Napoli le avrebbe ripulite durante la notte e invece dopo venti giorni sono ancora chiuse?
Cosa pensava di ottenere? Cosa pensava di ottenere da una compagine governativa dove c’è tutto e il contrario di tutto, i liberali più sfrenati e i veterocomunisti, che vorrebbero abolire la proprietà privata (degli altri), ma che nel frattempo si fanno la casa ai Parioli comprandola dagli enti pubblici con il 70 per cento di sconto? Dove voleva andare coi teodem da una parte e con gli anticlericali viscerali degli anni ‘70 dall’altra? A meno che lei, dietro l’espressione bonaria, in realtà sia un furbone di tre cotte. E che, sfruttando l’antiberlusconismo e la buona fede di tanti, sia riuscito semplicemente a gestire il potere in nome dei suoi veri amici: la grande finanza globalizzatrice, le multinazionali che predicano bene e razzolano male, che chiudono ad Arese l’Alfa Romeo e che aprono gli stabilimenti in Vietnam perché lì gli operai prendono 20 euro al mese. Questo ci spiega molte cose sul suo accanimento terapeutico per la poltrona; magari pensa alle seicento nomine (praticamente tutto il PIL parastatale italiano) che lei, e soprattutto i suoi amici, volete gestire in prima persona senza rischiare di lasciare questo impegno agli altri.
Credo che questo suo disegno oggi fallirà miseramente e questa è l’unica vera buona notizia da diciotto mesi a questa parte. Personalmente però non mi faccio tante illusioni: le elezioni anticipate subito, quelle che il popolo vuole, probabilmente non arriveranno. Assisteremo alla liturgia del reincarico o del tentativo di Governo tecnico. Quel che è certo è che l’inquilino del colle più alto, memore del suo passato, farà di tutto per non mettere nelle mani dell’odiato centro-destra una facile e probabilmente eclatante vittoria elettorale.
Nunc est bibendum, comunque, come direbbero gli antichi romani, quelli seri. Oggi comunque un colpo importante al vostro progetto verrà inferto: il progetto di trasformare il Paese in una sorta di Repubblica sudamericana da anni ‘70, condita da un po’ di grigiore da ex Germania dell’Est. Dove tutti sono dipendenti pubblici o delle coop, dove tutti per vivere devono avere in tasca la tessera del partito, del sindacato e dove tutti i lavoratori autonomi, gli imprenditori e gli operai e i tecnici specializzati devono semplicemente sparire.
Speriamo anche che la futura coalizione che governerà - ci auguriamo al più presto - tragga da questi diciotto mesi insegnamento di quello che non si deve fare e che parta decisa con poche semplici linee guida: meno burocrazia, meno spesa pubblica, meno tasse alle famiglie e alle imprese, più sicurezza, immigrazione controllata, federalismo fiscale; soprattutto, recupero della cosa più importante: i valori, nel pubblico e nel privato. E lasci fuori gli statalisti e i centralisti.
Comunque concludo ringraziandola, onorevole Prodi: con questa scelta coraggiosa pone fine ad un incubo. Vada quindi in pensione tranquillo: ha già dato abbondantemente. Vivrà certo agiatamente, con i vitalizi da dirigente pubblico, da commissario europeo, da parlamentare italiano e le dirò che tutti questi emolumenti saranno l’unica tassa che anche in Padania non ci dispiacerà pagare. Solo una cosa: non faccia sapere a nessuno a quanto assommano tutte le sue pensioni, soprattutto non lo faccia sapere a quei milioni di lavoratori e cittadini a cui avete regalato 3 euro al giorno di stipendio e ai quali avete rubato il voto. (Applausi dal Gruppo LNP).



