
Ci siamo di nuovo: la Campania ancora una volta è sommersa dall’immondizia. Giornali e televisioni non fanno altro che parlare della cosiddetta “emergenza rifiuti”; in realtà si tratta di una situazione abituale ormai da molti anni. A Napoli e dintorni mancano infatti le strutture atte allo smaltimento dei rifiuti urbani, nonostante le cifre enormi di fondi pubblici stanziati allo scopo: 2 miliardi di euro in 14 anni!
Allora puntualmente qualcuno pensa bene che i termovalorizzatori del Nord possano bruciare anche i rifiuti campani. Così avvenne nel 2004, quando il pattume partenopeo venne conferito in alcuni impianti lombardi, tra cui quello di Trezzo sull’Adda, dove il presidio di un gruppo di militanti della Lega Nord fu sgomberato con le cariche delle forze dell’ordine. Oggi come allora, le ecoballe provenienti dalla Campania contengono rifiuti di ogni tipo, in quanto da quelle parti la raccolta differenziata si ferma al 7.7% (contro punte del 70-80% raggiunte in alcuni comuni lombardi). Quindi non solo si tratta di una materia prima di pessima qualità come combustibile per i termovalorizzatori, ma la cosa più preoccupante è che in quei rifiuti ci può essere di tutto, compresi materiali tossici per la salute.
Non spetta certo alla Lombardia risolvere i problemi che gli amministratori della Campania in questi anni non hanno saputo o voluto affrontare. Dunque i consiglieri regionali della Lega Nord in Regione Lombardia martedì 8 gennaio 2008 hanno presentato una mozione urgente che chiede alla Giunta di negare l’autorizzazione allo smaltimento dei rifiuti campani sul territorio lombardo.
Segue il testo della mozione:
Premesso che
- sulla stampa napoletana e nazionale oggi si è dato ampio risalto alla possibilità che una parte dei rifiuti ammassati nelle strade di Napoli e di molti altri comuni campani vengano smaltiti in altre regioni, in particolare in quelle del Nord;
Considerato che
- l’emergenza rifiuti in Campania è ormai diventata una costante visto che sono ben 14 anni che a Napoli e nelle province limitrofe sono incapaci a smaltire l’immondizia prodotta dai propri cittadini;
- dal 1994 ad oggi è stata spesa l’incredibile cifra di oltre 2 miliardi di euro di contributi pubblici per fronteggiare l’emergenza rifiuti in Campania, senza arrivare ad alcuna soluzione;
- in questi anni di continua “emergenza rifiuti” a Napoli, come denunciato dalla Commissione Parlamentare d’inchiesta, si sono registrati sprechi vergognosi come subcommissari pagati 400 mila euro l’anno, consulenze per 9 milioni di euro pagate a 500 “esperti” dal 2000 al 2005, indecenti compravendite dei terreni (ormai sono circa mezzo migliaio) via via individuati per accatastare le ecoballe, terreni che secondo la commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti sono arrivati a volte ad essere “nello stesso giorno, acquisiti da società di dubbia origine e successivamente rivenduti o fittati per un valore più che quintuplicato”, oltre che assunzioni solo sulla carta ma mai operative di ben 2316 lavoratori socialmente utili ed ex detenuti e disoccupati compiute per la «raccolta differenziata»;
- stando a dati di Legambiente la raccolta differenziata in Campania sarebbe solamente all’7,7%, contro punte del 70-80% di vari comuni lombardi, con la conseguenza che il 92% delle 7.345 tonnellate giornaliere di rifiuti urbani (a cui vanno aggiunti 11.000 tonnellate di rifiuti industriali) viene smaltita in modo indifferenziato e raccolta in ecoballe di qualità così scadente da annullare ogni ritorno economico nel loro incenerimento;
- il 65% è “Cdr” (combustibile derivato da rifiuti) di infima qualità, il 25% “fos” (frazione organica stabilizzata) di qualità altrettanto pessima e il 10% è il cosiddetto sovvallo, scarti della lavorazione;
Preso atto che
- è noto che in Campania il traffico di rifiuti urbani, industriali ed anche quelli speciali tossico nocivi è in buona parte gestito dalla criminalità organizzata;
- lo smaltimento di ecoballe provenienti dalla Campania comporta quindi un grosso rischio ambientale visto che potrebbero contenere non solo rifiuti urbani, ma anche materiale tossico nocivo;
Visto che
- la Regione Lombardia ha già smaltito in passato nei propri termovalorizzatori, in particolare a Dalmine e Cassano d’Adda, diverse migliaia di tonnellate di rifiuti campani;
- la maggior parte dei 2 miliardi di euro di contributi statali destinati all’emergenza rifiuti in Campania provengono dalle tasse pagate dai cittadini lombardi;
- lo smaltimento di cdr di pessima qualità e ad alto rischio di tossicità come quello campano pregiudicherebbe la qualità dell’aria delle aree limitrofe agli impianti di incenerimento;
Il Consiglio Regionale impegna la Giunta
- a negare l’autorizzazione allo smaltimento in impianti sul territorio regionale lombardo di rifiuti provenienti dalla Campania.



