Lunedì 28 Gennaio 2008

L’Assemblea sarà convocata a domicilio… Il 24 Gennaio di quest’anno, settimana scorsa, il Senato ha votato contro la fiducia a Prodi. Fra gli interventi e le dichiarazioni di voto ve n’è una particolarmente chiara ed efficace.

Dario Galli è Tradatese e Senatore per la Lega Nord ormai da parecchi anni. Ha grande esperienza ed intuito politico che trasmette a chi lo ascolta ad ogni suo intervento, che sia in piazza, per radio o in Parlamento. Quello che pubblichiamo qui è il Suo intervento al Senato contro la fiducia al Governo. Con chiarezza e intelligenza tocca tutti i nodi politici concreti che da anni la Lega porta fra la gente con coraggio e fermezza. Un intervento per molti versi storico. Godetevelo!

Qui sotto riportiamo per intero il resoconto stenografico dell’intervento al Senato dell’Ing. Dario Galli.

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Sabato 26 Gennaio 2008

Vi racconterò di Giuseppe Garibaldi. Gli storici italiani diranno che sono un bugiardo, ma a scrivere la storia sono gli stessi che chiamano “briganti” dei patrioti.

Il vero brigante…

È con questa parafrasi delle prime battute del film Braveheart che voglio introdurre questa mini-bibliografia. Un breve elenco di opere che, negli ultimi anni, hanno tentato di riportare alla luce le verità atroci su quell’epoca che i bugiardi italiani chiamarono, in maniera vigliaccamente apologetica, “Risorgimento”.

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«Impiegati statali, la Lombardia batte il Lazio». Questo era uno dei titoli più gettonati dalla cialtroneria da carta stampata e telematica all’indomani della pubblicazione dei dati del Conto annuale sul pubblico impiego, relativi al 2006, da parte della Ragioneria dello stato itagghiano.

Infatti, per chi non sa né leggere, né scrivere, predendo il dato assoluto si può affermare, in modo nettamente superficiale, che la Lombardia, con 416.103 dipendenti statali supera il Lazio, fermo a “solo” 404.321. Ma, si sa, la maggioranza dei giornalisti è analfabetizzato dal punto di vista matematico-statistico, e non si rende conto della profonda differenza che intecorre tra un dato assoluto e un dato relativo, derivante da un valore di media pesata.

Infatti, dividendo la somma dei dipendenti pubblici per il numero di abitanti (che in Lombardia è 1.77 volte rispetto al valore relativo alla regione Lazio), ne risulta che i dipendenti pubblici sono 0.046 per abitante (rapporto 1 a 22) in Lombardia, 0.079 per abitante (1 a 13) nel Lazio.

Totale, in Lombardia ci sono circa della metà dei dipendenti pubblici, per abitante, rispetto alla regione Lazio, a fronte, tra l’altro, di un livello di servizio di qualità sicuramente superiore e di maggior virtuosismo economico.

Tuttavia, condizione al contorno non trascurabile, è la provenienza geografico-culturale della dipendenza pubblica, soprattutto per quanto riguarda la nostra regione. Infatti, la gente che si reca in posta, negli ospedali e altri enti pubblici in Lombardia può percepire quello che un’indagine più accurata dal punto di vista statistico non mancherebbe di confermare: i dipendenti pubblici in Lombardia non sono lombardi, anzi…

Inoltre, bisogna ricordare che la regione Lombardia ha il minor numero di manager d’Itagghia e che la loro indennità è per oltre il 20% legata agli obiettivi raggiunti (fonte: Trentino school of management).

Regioni Abitanti Dipendenti Statali Rapporto ab. / dip.
Lazio 5.112.413 404.321 12.6
Valle d’Aosta 119.548 9.448 12.7
Trentino - Sud Tiröl 940.016 70.567 13.3
Abruzzo 1.262.392 94.099 13.4
Friuli Venezia Giulia 1.183.764 83.307 14.2
Molise 320.601 22.163 14.5
Sardegna 1.631.880 109.158 14.9
Calabria 2.011.466 129.887 15.5
Basilicata 597.768 38.245 15.6
Liguria 1.571.783 100.114 15.7
Umbria 825.826 51.123 16.2
Sicilia 4.968.991 303.275 16.4
Toscana 3.497.806 212.118 16.5
Lazio 5.701.931 339.510 16.8
Marche 1.470.581 84.560 17.4
Emilia Romagna 3.983.346 224.285 17.8
Puglia 4.020.707 225.056 17.9
Piemonte 4.214.667 228.665 18.4
Veneto 4.527.694 229.830 19.7
Lombardia 9.032.554 416.103 21.7
Media Itagghia 56.995.744 3.375.834 16.9
Domenica 20 Gennaio 2008

Da 20 anni contro i rifiuti da Napoli…

Poche parole ma significative: «Il sindaco decreta il divieto, su tutto il territorio comunale, del transito, del trasporto, dello stoccaggio, del conferimento o dello smaltimento di rifiuti, comunque classificati, di origine extraregionale». Così Stefano Candiani, primo cittadino leghista di Tradate in provincia di Varese, ha deciso di sfidare a viso scoperto con un’ordinanza urgente quanti vorrebbero spedire al di sopra del Po i rifiuti partenopei. Un atto, questo, che richiama quelli di Cagliari e di Olbia, che hanno imposto il divieto «dello scalo, del trasporto, dello stoccaggio, del conferimento, del trattamento o dello smaltimento di rifiuti, comunque classificati, di origine extraregionale».

Il Carroccio, dunque, dichiara guerra aperta alla Campania. E lo fa, ancora una volta, attraverso i suoi sindaci. «Non se ne parla proprio di ricevere i rifiuti napoletani» dice Candiani classe 1971 a nome dei suoi 17mila abitanti: in veste di responsabile della salute dei suoi cittadini ha deciso di opporsi… … al passaggio dei rifiuti napoletani. «La Provincia di Varese - incalza il borgomastro in carica dal 2002 - è l’area più interessata dalla presenza di discariche in Europa. La discarica di Gerenzano (oggi esaurita) è stata classificata come la più grande d’Europa: il nostro territorio ha provato sulla propria pelle cosa vuol dire avere una discarica».
Candiani parla di «ostruzionismo amministrativo»: da ieri la Polizia locale della provincia di Varese potrà multare gli autisti di camion che fossero sorpresi a transitare sul territorio comunale, trasportando rifiuti non provenienti dal territorio lombardo o non differenziati. «Tiriamo fuori gli attributi» dice Candiani, ricordando come il suo territorio regala con l’Irpef 264 milioni di tasse per riceverne appena 2 milioni come trasferimenti statali: «Legambiente ha attribuito a Tradate il titolo di “Comune riciclone” grazie al 45 per cento di rifiuti differenziati, la media provinciale supera il 50 per cento. Il nostro territorio ha raggiunto, con impegno e sacrifici, questi risultati: perché mai dovremmo ricevere rifiuti non differenziati dal Sud che, in quanto tali, non potrebbero essere bruciati ma sarebbero interrati a casa nostra, davanti alle nostre abitazioni?».

Tradate - insiste Candiani - non ci sta a rivedere un film già visto: «In passato sul nostro territorio arrivavano i soggiornanti obbligati della Campania». La sera del 19 dicembre 1990 ad Abbiate Guazzone, in provincia di Varese, Roberto Cutolo fu freddato con dieci colpi di pistola: era in soggiorno obbligato a Tradate, dove viveva con la giovane moglie. «Anche allora - prosegue Candiani - il nostro territorio ospitava il peggio della Campania. La Campania ha ottenuto tanti soldi, mentre noi continuiamo a ricevere solo rifiuti». Da ieri, tuttavia, esiste un’ordinanza che il primo cittadino di Tradate intende far rispettare: «È una volontà di tutta la città e di tutto il territorio che non vuole i rifiuti dalla Campania».

Sostegno senza riserve al’ordinanza di Tradate arriva da Cesarino Monti, responsabile dei sindaci della Lega Nord: «Esistono piani provinciali che vietano l’esportazione dei rifiuti. Perché mai Tradate e gli altri Comuni del Nord non dovrebbero esportare i rifiuti e, all’opposto, riceverli “in dono” da Napoli?». È una delle tante domande che, a voce alta, Monti formula: «Come mai Iervolino, Bassolino e Pecoraro Scanio sono ancora al loro posto?». E infine: «Perché inviare al Nord rifiuti che non possono essere bruciati e, come tali, rappresentano vere e proprie “bombe ecologiche”?».

A tirare le file, da Montecitorio, è Roberto Maroni, presidente dei deputati del Carroccio: «L’ordinanza Candiani è sacrosanta perché rientra nell’ambito del concetto più generale della sicurezza. I nostri sindaci sono i paladini della sicurezza, intesa come difesa sia contro chi delinque sia contro chi inquina. Nel caso di Tradate siamo nell’ambito della sicurezza ambientale: vietare il transito dei rifiuti indistinti sul proprio territorio significa tutelare i cittadini. Questo provvedimento è coerente con quanto fanno i nostri sindaci, paladini della sicurezza».

Filippo Poletti, laPadania

Giovedì 10 Gennaio 2008

Copetina Libro

Disponibile presso la Biblioteca Frera - Tradate

Collocazione: TRA945.08 DIF
Inventario: TRA00051826

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Gigi Di Fiore
Controstoria dell’Unità d’Italia
Fatti e Misfatti del Risorgimento

«Quando i posteri esamineranno gli atti del Governo e del Parlamento italiano durante il risorgimento, vi troveranno cose da cloaca.» - Giuseppe Garibaldi
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Come è possibile che un manipolo di 1.000 garibaldini abbia sconfitto un esercito di 50.000 borbonici? È una domanda cui le rievocazioni celebrative del Risorgimento italiano non danno risposte convincenti. E non è la sola, con sé ne porta molte altre: con quali poteri, con quali mafie dovettero allearsi Garibaldi e Cavour? Perché ci vollero cannoni e fucili per domare la ribellione contadina nelle regioni del Mezzogiorno subito dopo l’annessione?

Quella che la storia, scritta dai vincitori, ha battezzato come “unificazione d’Italia” fu in realtà una guerra di conquista condotta dal Piemonte contro gli Stati sovrani del Centro e del Sud. E nei decenni successivi. dai manuali scolastici ai romanzi, fino agli sceneggiati televisivi, gli eventi che non si accordavano con la retorica patriottica sono stati nascosti o deformati.

Così, dei ventidue anni dall’esplosione rivoluzionaria del 1848 alla breccia di Porta Pia, molto rimane nell’ombra: il bombardamento piemontese di Genova nel 1849, i plebisciti combinati per le annessioni degli Stati Centrali, le agitazioni manovrate dai carabinieri infiltrati, i provvedimenti anticattolici, la guerra al brigantaggio e le “leggi speciali”, la corruzione dei conquistatori e le loro collusioni con la malavita locale.

Gigi Di Fiore restaura l’affresco scrostato del cosiddetto “Risorgimento” portando alla luce gli intrighi e le ambiguità della guerra scatenata dai Savoia contro il Sud. Una provocazione necessaria, per andare alle radici delle problematiche tutt’oggi irrisolte, in Padania e in Italia, e che hanno un’unica radice: la mitizzata unità.

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