
L’ASL della Città di Milano ha presentato il 03/12/2007 il proprio Bilancio Sociale, da cui il dato più eclatante che emerge sta nel fatto che «a Milano la vita media è 6 mesi più lunga di tutte le altre città d’Itagghia».
Ci sono però due punti che meritano una riflessione, soprattutto di stampo politico.
Punto 1: dichiarazione di Riccardo De Corato (vicesindaco di Milano, AN)
«Complessivamente - si legge nel bilancio - la popolazione milanese, sebbene più anziana di quella regionale e nazionale, ha un rischio di morte inferiore» e quindi avrebbe una vita media 6 mesi più lunga. Questo anche perchè «Milano è una città di eccellenza sanitaria in ogni campo - dice De Corato, vicesindaco cittadino di AN - in particolare in quello oncologico, tanto da essere punto di riferimento per i malati di altre regioni e da avere un ruolo insostituibile»
Punto 2: dichiarazione di Antonio Mobilia (direttore generale dell’Asl, itagghiano)
Da Milano - aggiunge Antonio Mobilia, direttore generale dell’Asl, al termine del suo secondo mandato quinquennale - la gente non va a curarsi in provincia o in altre Regioni, ma è il contrario: e per la città vuol dire gestire 5 milioni di utenti, un bacino pari a quello delle grandi capitali europee. Ogni anno contiamo 600 mila ricoveri, 32 milioni di prestazioni ambulatoriali e 170 milioni di spesa per farmaci in file F (quelli rimborsati dalla Regione). Il 30% di tutte queste risorse serve ad assistere cittadini di regioni meno fortunate della nostra, ed è giusto che sia così»
Ed è giusto che sia così?
Solo queste ultime parole dell’intervento hanno un peso rilevante nei confronti di come vengono gestite le risorse sul territorio. Sembra giusto che a Milano il 30% (tanto, non sembra?) delle prestazioni siano fornite a cittadini di altre regioni? Pazienti che scappano dal loro territorio perché, oltre a bersi l’immane flusso di soldi provenienti dall’enorme rubinetto di tasse che ogni anno i milanesi riversano nelle casse di tali regioni, farsi operare in alcuni ospedali delle regioni meno fortunate (sinonimo di magna magna) corrisponderebbe in modo abbastanza biunivoco ad avere un alto rischio di insuccesso.
Purtroppo ancora una volta si disattende il principio federalista, nello specifico in campo sanitario, che la Lega da sempre porta avanti come uno dei progetti di reale riforma del “Paese di Pulcinella”. Riforme e gestione delle risorse sul territorio sono però il nemico numero 1 del carrozzone itagghiano, ben felice di campare sulle nostre spalle.
E i rappresentanti locali, che a mo’ di banderuola si girano dove il vento li spinge, cercano di dare una giustificazione alle ingiustizie quotidiani che i milanesi, i lombardi e, più in generale, la gente del Nord deve sopportare con cadenza quotidiana.
Finché avremo la possibilità e la voglia di cantare e portare la croce.
Ed è possibile che ancora una volta il tutto si concluda, fra qualche anno, col famoso “noi ve l’avevamo detto…”



