Giovedì 26 Luglio 2007

Paura in casa nostra!

In merito al grave fatto di cronaca che ha visto come protagonisti due nostri concittadini residenti in via dei Cappuccini il giorno 08/07/2007, vale a dire la violazione del proprio domicilio, rapina a mano armata con lesioni alla persona e al patrimonio personale, vanno fatte alcune considerazioni sulla concezione di giustizia e sulle modalità di intervento in casi del genere.


Ci permettiamo di ricordare che nella scorsa amministrazione sono state prese delle misure importanti nel campo della prevenzione da episodi più o meno spiacevoli e più o meno gravi di questo tipo, primo tra tutti l’ormai noto progetto “Città Sicura”, che con l’istallazione di opportuni dispositivi (telecamere) e programmazione di opportuni pattugliamenti sul territorio ha permesso di liberarsi di una grossa fetta di persone di intenzioni sicuramente poco nobili che trovavano facile riparo dai controlli in un territorio troppo “ombreggiato”.

Inoltre, grazie a un serio impegno del Sen. Dario Galli e del Sindaco Stefano Candiani, si è riusciti a trovare le risorse statali per raddoppiare il numero dei Carabinieri presenti sul territorio e di dare il là alla costruzione di una nuova tenenza adibita a un loro lavoro più importante. Certo, si può e si deve andare nella direzione di potenziare questo strumento, fatto di uomini e mezzi, che in alcune circostanze sembra non aver ancora raggiunto un ottimizzazione nello sfruttamento delle risorse a disposizione. Ci impegniamo fin d’ora a studiare una collaborazione tra forze dell’ordine e amministrazione che sia ancora più fitta e concreta di quanto non lo sia già oggi.

Innanzitutto ci preme sottolineare di come si rimanga ancora una volta sconcertati dai commenti fatti dall’opposizione cittadina su questo tipo di episodi e sulle soluzioni proposte per cercare di intervenire nella direzione di garantire maggior sicurezza ai cittadini tradatesi. Quello che ci lascia maggiormente allibiti è la superficialità con cui si porta avanti la solita proposta del vigile di quartiere. Per prima cosa occorre ricordare che tale figura a Tradate è già una realtà: basterebbe fare un giro per le vie del centro e constatare la presenza di un vigile in uniforme con un cappellino caratterizzato da una fascia a scacchi bianchi e neri. Ecco, quello è un vigile di quartiere, per chi ancora non lo avesse capito.
E poi, in questi casi, il vigile di quartiere sarebbe lo strumento opportuno per contrastare una banda di banditi con accento calabrese che entra con pistole in mano in una villetta, pronti a tutto pur di mettere a segno un colpo? Crediamo proprio di no.

Inoltre, facendo un’analisi più prettamente politica della questione, ci sentiamo di mettere in luce quali sono per noi i problemi, le priorità e le possibili soluzioni per alzare sempre di più la guardia nei confronti della sicurezza della nostra gente. Gente che da mattina a sera lavora intensamente, per cercare di continuare a garantire alla propria famiglia un presente sereno e gettare le basi per un futuro migliore dei propri figli. Spesso senza ricevere nulla in cambio. Gente semplice, che con i propri sacrifici ha permesso e permetterà a Tradate di essere e diventare una realtà sempre più importante, dinamica, proiettata nel futuro, senza che si dimentichi delle proprie tradizioni e della propria storia.

Oggi, e l’episodio di quella domenica ne è un concreto esempio, questa gente ha paura: non si sente più sicura all’interno della propria casa, teme per i propri effetti personali e in alcuni casi per la propria vita. E questo perché, come ormai da decenni, se non secoli, sa che la nostra beneamata italietta si ricorda di loro solo quando ha bisogno dei nostri soldi, delle nostre tasse, del nostro sudore. Quando si tratta di prendere decisioni che vanno nel nostro interesse, se ne guardano bene: sembra che da Roma abbiano molto più a cuore i problemi della spazzatura napoletana dei napoletani, che dell’esponenziale incremento di delinquenza che dilaga nelle nostre zone, sicuramente non dovuta a canturini, lecchesi, varesotti, milanesi, tradatesi.

Basti pensare ai recenti episodi di scippi e borseggi denunciati da tutti i più importanti telegiornali e giornali a Milano, nei pressi della Stazione Centrale e non solo, furtarelli che di sicuro non sono imputabili al sciur Brambilla natio di quelle zone, ma che sono compiuti da una banda di ragazzini rom rumeni. D’altronde è il loro lavoro. Tanto sanno che al fresco non ci finiscono; e se quando saranno più grandi verranno colti a delinquere e messi in galera, beh… le carceri saranno troppo piene di persone come loro che il nostro buon governo romano, e, badate bene, non solo Prodi e compagni, ma anche i nostri “fedeli” alleati, faranno comunella per provvedere a indulti e indultini. Tradotto, per rispedire tra le nostre strade una massa di delinquenti di cui ci si inorgoglisce perché solo meno del 20% è ritornato dietro le sbarre dopo 6 mesi. Che sono solo quelli che sono stati colti nuovamente nell’atto di delinquere.

E noi, in questi casi, dimostriamo coi fatti di non essere d’accordo con questa politica del politichese, dove, come afferma un famoso detto “tutti parlano bene e poi razzolano male”. Ricordiamo, infatti, che solo la Lega Nord ha votato compatta NO al provvedimento dell’indulto dell’anno scorso. Perché crediamo che quello che la gente ha più bisogno sia quello di avere persone che la rappresentano che sappiano almeno distinguere tra il rosso e il nero, tra il bene e il male, tra l’onesto e il disonesto. Cosa che puntualmente non accade… E i risultati si vedono, eccome! Ai nostri concittadini, nella sfortuna di aver vissuto un’esperienza terribile della rapina a mano armata in villa, è andata ancora bene.

Perché, se ci fosse scappato il morto, come si suol dire, avanti con discussioni che non portano a nessuna via d’uscita e via, verso il prossimo. Che non sarà tradatese, ma magari canturino, lodigiano, cremonese, milanese. Cambia la sostanza?

Anche per queste ragioni, ma non solo, ci sentiamo in dovere di chiedere che il comune di Tradate si costituisca parte civile in situazioni che vedono come parte lesa un proprio cittadino, come ha già fatto per questo caso.

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