Rivolta a Chinatown
Matteo Salvini, su “la Padania” del 13 Aprile 2007, riguardo la rivolta di Via Paolo Sarpi a Milano
Non ho mai sopportato questa frase, ma quando ci vuole ci vuole: «Noi l’avevamo detto». Quello che è successo ieri in via Paolo Sarpi, nella sua follia, era inevitabile: molti ospiti di Milano sono allergici alla legge. Punto e basta. Oggi i quotidiani benpensanti scriveranno del disagio…
…sociale, della mancanza di integrazione, del razzismo di cui sono vittime i poveri cinesi. Balle. Questi, o almeno molti di questi, non sono a Milano per integrarsi, ma per conquistare pezzi di città.
Conquistarli e piegarli ai loro usi, ai loro odori, al loro modo di vivere, ma soprattutto alle loro leggi. Leggi che purtroppo per loro e per noi spesso confliggono con le leggi vigenti, quelle vere. Noi l’avevamo detto. Da quindici anni, da quando siedo in Consiglio Comunale, parlo coi residenti del quartiere, faccio denunce e sopralluoghi, raccolgo firme ai gazebo della Lega (e su questo la Lega, a differenza di altri anche nel centro destra, ha la coscienza a posto). Per chiedere cosa? Semplicemente la normalità, il rispetto della legge. Una banalità. Per quindici anni però le “istituzioni” hanno dormito, dal Comune alla Questura, dai Vigili alla Finanza, dalla Asl ai Vigili del Fuoco. Ma ultimamente, grazie anche alle pressioni civili ma rumorose dei milanesi residenti in zona, qualcosa è cambiato. I Vigili hanno ricominciato a fare i Vigili e a controllare, fermare, dare multe, sequestrare carrelli e carrettini, entrare nei negozi cinesi, verificarne orari, norme, igiene, scontrini.
Il Comune ha deciso di installare videocamere per dissuadere e controllare, e finalmente si parla di un’isola pedonale da creare in zona, per arginare il quotidiano assedio di auto, furgoni, camion e camioncini. E la Regione sta studiando un piano per decentrare il commercio all’ingrosso. E i cinesi? I cinesi si incazzano. E manifestano, e reagiscono, e picchiano, e resistono, e protestano. Protestano perché ormai erano abituati a farsi gli affari loro, alla faccia di tutto e di tutti. E adesso che la “legge” è tornata a fare capolino a Chinatown, sono colti di sorpresa: «Vuoi vedere che anche Milano è in grado di far rispettare la legge, perfino a degli stranieri?» Chissà mai che la giornata di ieri non sia servita ad aprire molti occhi e a svegliare molte coscienze. Dei politici? No, ma almeno dei Milanesi.
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