A venti minuti di macchina da casa nostra, i nostri predecessori ci hanno lasciato da custodire un altro esempio dell’enorme partimonio artistico - religioso che sarebbe utile far entrare nel proprio bagaglio di conoscenze : il Sacro Monte di Varese.
La conoscenza della storia che ci avvolge, infatti, è un elemento essenziale per cominciare a capire meglio chi siamo sulla base delle nostre tradizioni e culture passate.
Passiamo a una breve introduzione.
All’estremità orientale della dorsale montuosa del massiccio del Campo dei Fiori, che si erge pochi chilometri a nord di Varese e che costituisce una delle prime propaggini delle Prealpi Lombarde, si trova il dosso del “Sacro Monte“.
Da qui si dominano la pianura lombardo-piemontese a sud e le valli svizzere a nord. Ad est l’occhio può scorgere i monti del comasco e del lecchese, ad ovest la regione dei laghi ed oltre, all’orizzonte, le cime delle Alpi Occidentali.
Lungo le pendici del Sacro Monte si sviluppa un’opera monumentale tra le più significative nell’ambito dei “Sacri Monti” sorti nella zona prealpina.
E’ un monumento dedicato alla contemplazione dei misteri del Rosario, attraverso un percorso devozionale che, partendo poco sopra la frazione di Fogliaro, risale il Monte sino alla sua sommità. Ci si imbatte in una serie di quindici cappelle, l’ultima delle quali inglobata in un Santuario e un oratorio.
Vi posso garantire che la salita a piedi è lunga e faticosa, ma avanti, baldi giovani, non è questo che ci preoccupa, vero? E poi, credetemi, ne vale proprio la pena!
Per chi, come me, abbia interesse ad approfondire questo tema, segue una descrizione esauriente di cosa rappresenti il Sacro Monte di Varese…
Alla prossima!
Due domeniche fa ho deciso di impegnare il mio pomeriggio nella visita di una piccola e graziosa cittadina lacustre del nostro splendido territorio varesino: Angera.
Ci ero già stato da piccolo, ma il ritornarci mi ha lasciato nel cuore un segno indelebile. Ho passeggiato con la mia ragazza per le romantiche vie del centro storico, prendendomi un buon gelato e mi sono diretto verso il lungolago.
Qui, ho potuto constatare che buona parte di quello che la natura ci ha lasciato è rimasto intatto: a differenza di molte altre cittadine di lago nate e cresciute nel nostro territorio, Angera è rimasta ancorata con passione al proprio passato.
Lo dimostra proprio il lungolago, per buona parte non piastrellato e sgombro di locali o gelaterie, che si perde in un canneto ospitante un gran numero di anatre e cigni, i quali danno un tocco ancor più selvaggio al luogo.
Spostando lo sguardo verso il piccolo golfo su cui si affaccia la città, mi si è presentata davanti agli occhi una piccola isola, dal nome “isolino Partegora“, intreccio di canneti e boschetti, dove la natura sembra essere stata immortalata nel tempo.
Guardandomi alle spalle, verso l’entroterra, mi sono imbattuto nella suggestiva vista della Rocca Borromeo, “appoggiata” sulla sommità di un ripido pendio, che sembra fare la guardia ai tesori custoditi nello specchio d’acqua in cui riflette perennemente la propria immagine.
Mi sono sentito catapultato in una realtà dove il nuovo e l’antico si fondono in una piena armonia, fatta del verde delle colline, dell’azzurro del lago e del tenue beige della Rocca che fa da spartiacque tra la terra e il cielo.
Avrei voluto visitare la Rocca, ma arrivato davanti al portone, ho constatato che verrà riaperta al pubblico solo nella stagione primaverile (il 16 Marzo, per l’esattezza); peccato, perchè mi sarebbe piaciuto camminare tra le camere di una lussousa residenza estiva dei Borromeo e soprattutto assistere allo spettacolo offerto dal grazioso museo della bambola che l’edificio gelosamente custodisce.
Quindi, per chi non volesse sprecare un pomeriggio stravaccato sul divano, consiglio un pò di intrapendenza e… via, alla scoperta di un altro tesoro del nostro territorio!
Per chi vuole saperne di più, di seguito sono riportate ulteriori informazioni e link utili.






