Martedì 6 Febbraio 2007

BloodySunday

Derry, così come un po’ tutta l’Irlanda del Nord, era una città divisa e distrutta. Si fronteggiavano quotidianamente republicans (cattolici, appartenenti spesso all’IRA, che ne avevano piene le scatole dell’occupazione britannica e volevano l’annessione alla Repubblica d’Irlanda) ed unionist (orangisti e sostenitori, di contro, della politica di Londra) con le armi della guerriglia urbana e, spesso, con attacchi di tipo terroristico. Nel Bogside, quartiere a maggioranza cattolica, si era venuto a creare il cosiddetto Aggro Corner o Angolo degli Incazzati, una sorta di trincea dove i “teppisti” (venivano chiamati così dagli inglesi) lanciavano quotidianamente tutto ciò che poteva far male, dalle spranghe di ferro alle molotov.


Quella domenica…

La mattina del 30 Gennaio 1972, a Derry è una giornata importante. Si manifesta pacificamente, come da un po’ di tempo non si fa. Si manifesta contro l’istituzione da parte del governo inglese dell’internamento senza processo.
Proprio quella mattina, per arrestare i “teppisti”, Londra manda una compagnia del Reggimento Paracadutisti (mai stati impiegati per l’ordine pubblico) armati d’un fucile ad alta velocità calibro 7.62, ignorando, di fatto, la folla inerme scesa nelle strade.
L’imbecillità umana (in questo caso mooolto British), e quella di chi imbraccia una calibro setteesessantadue, ha iniziato la carneficina. Spari. Migliaia di pallottole, centaia di caricatori svuotati in pochi minuti su uomini, donne e bambini la cui unica colpa è quella di volere un po’ di diritti, un po’ di libertà. Paddy Doherty, un ragazzo quindicenne(!), colpito da una raffica ai glutei che si accascia: Barney McGuigan, pittore disoccupato, per salvarlo muore colpito alle spalle da una pallottola mentre sventola un fazzoletto bianco.
In pochi minuti muoiono 13 persone. Inutilmente.
Una domenica di sangue.

Oggi sono passati trentacinque anni da quel 30 Gennaio. La commissione d’inchiesta esiste (ancora), è guidata da Lord Saville di Newdigate, e avrebbe dovuto redigere entro la fine del 2005 una relazione finale che tuttora la gente aspetta. Non esistono colpevoli, non esistono responsabili, non esistono mandanti né cause scatenanti ed ufficiali. Solo una domanda, ed è quella che ancora oggi Bono urla ad ogni concerto: “Per quanto, per quanto dovremo cantare questa canzone?”

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