Giovedì 18 Gennaio 2007

Bossi_fant

Sabato scorso (13 Gennaio ndr) a Milano si è tenuto il Congresso Nazionale della Lega Nord-Lega Lombarda.
Per una definizione del titolo dell’evento riporto quella di un gandissimo Giovane Padano vedanese D.O.C.G. com’è l’Ing. Luchetti : il Congresso Nazionale elegge i vertici del Movimento Lega Nord in Lombardia (il termine “nazionale” si riferisce al territorio regionale, nell’ottica di un futuro assetto federale del nostro Stato, in cui ogni Regione sia considerata a tutti gli effetti una Nazione).

In particolare il Congresso svoltosi Sabato ha eletto l’On. Giancarlo Giorgetti nuovo Segretario Nazionale della Lega Lombarda.

Ogni congresso del Movimento Lega Nord è da sempre l’occasione per scoprirne la storia, le passioni vissute e portate alla Gente, le battaglie vinte, perse e quelle che ancora si dovranno combattere. Vengono raccontate dai migliori uomini del Movimento, coloro che da anni lottano per il cambiamento verso la Libertà della Nostra Terra, la Padania; uomini che hanno dato tutto come Umberto Bossi e lo stesso Giancarlo Giorgetti, che hanno colto l’occasione del Congresso per rivelare un’altro pezzo di Lega e raccontare le sfide che attendono tutti noi.

Riporto qui sotto i discorsi dell’On. Umberto Bossi e dell’On. Giancarlo Giorgetti, raccolti durante il Congresso Nazionale della Lega Nord-Lega Lombarda. Sembrano lunghi ma ne vale veramente la pena senza dimenticare che occorre leggere per capire.



FEDE E COMPATTEZZA

Umberto Bossi

Maroni può dire quello che vuole, io mi fido di lui (il segretario federale interviene mentre sta parlando Roberto Maroni, ndr). Poi Berlusconi dirà “quel comunista di Maroni”… Un tempo Maroni parlava di dialetto a Radio Varese, ora Radio Padania Libera, però era di sinistra: errori di gioventù. In sala c’è un po’ di gente strana. Vedo qui davanti Bossetti (amministratore delegato di Radio Padania Libera, ndr), il primo ad andare in galera, a Varese, perché era della Lega. Bossetti non sei morto, però tua moglie continua a comandare più di te, il povero Bossetti. Mi ricordo le prime volte che scrivevamo sui muri “via da Roma”. Passavamo di giorno e vedevamo le scritte fatte di notte e ci spaventavamo anche noi. Un conto è pensare le cose, altro è vederle realizzate. Maroni mi ha ricordato che tanti anni fa, la prima volta che aprimmo una sede a Varese, c’era la polizia fuori che non faceva entrare i giornalisti mentre noi eravamo dentro. Non è che i giornalisti si scandalizzavano, anzi era l’occasione per non scrivere niente della povera Lega. Una delle cose per cui vi devo ringraziare è che avete scelto Giorgetti che ora deve compiere una missione importante, non solo organizzativa ma anche amministrativa aprendo scuole apposite. Noi dobbiamo preparare molta gente a governare i Comuni, la parte più vicina ai cittadini. Se non li aiutiamo, facendo loro imparare cosa vuol dire amministrare, poi avremo gente che va in Comune e fa quel che vuole finendo per fare pasticci.
Mi è piaciuto un sindaco che ha parlato del rischio della distruzione del territorio, del nostro territorio. Questo è uno dei problemi che la Lega intende prendere per mano. È semplice affrontarlo, e per farvi un esempio basta andare a Varese dove la Lega ha avuto sindaci e presidenti della Provincia: qui è tutto verde, ci sono ancora i prati e i boschi attorno alla città. Per costruire su un terreno agricolo ed edificare non basta il permesso del Comune occorre anche il permesso della Provincia. Ecco perchè io ho sempre voluto i presidenti della provincia a Varese, così potevo rimediare agli svarioni dei vari sindaci. Attraverso la Provincia si può bloccare la distruzione del territorio. La gente non lo sa ma quando dice “quanto verde!” dietro c’era la Lega, c’ero io e il nostro presidente della Provincia. Certo, se ci fossero stati più sindaci della Lega e più presidenti della Provincia probabilmente avremmo ancora più verde e avrebbero distrutto meno ambiente. Una volta distrutto l’ambiente non torna più. Quelli di Varese non lo sanno neppure e pensano che il Padreterno gli abbia dato il verde. Questo è vero, ma è la Lega che glielo ha salvato bloccando la distruzione del territorio verde agricolo, impedendo l’edificabilità attraverso i presidenti della provincia. Noi vogliamo continuare a difendere il nostro territorio.
Tanto per dirne una attraverso il presidente della Provincia a Varese abbiamo fatto l’università dell’Insubria e abbiamo speso tutti i soldi a comprare palazzi. Per fortuna ci fu Berlinguer (ministro dell’Università, ndr) che firmò il decreto per la sua nascita, altrimenti ci avrebbero messo in galera per aver speso tutti i soldi prima di avere la certezza di poter costruire l’università.
Diciamo la verità, per fare politica a volte bisogna prendere dei rischi. Infatti l’università è arrivata, con una bella facoltà di medicina, di legge e di economia. Abbiamo deciso di chiamarla Università dell’Insubria perchè una volta sono stato in Toscana e mi hanno raccontato che lì erano morti molti insubri varesini che erano andati con i loro cavalli ed i loro carri a combattere contro l’esercito romano, L’avevano intercettato, l’avevano ribaltato. I celti avevano una grande cavalleria ed erano capaci di combattere a cavallo. Lasciarono sfuggire solo un nemico per informare Roma del disastro avvenuto. Roma ovviamente mandò subito delle legioni contro la carovana varesina che rientrava e queste la intercettarono. L’esercito romano era dotato di buoni arcieri che iniziarono a colpire. I generali insubri pensarono di rifugiarsi nella foresta e di andare nella pineta per sfuggire alle frecce. Nel buio della foresta passò loro un’idea sbagliata in testa, quella di suicidarsi per la vergogna di tornare a Varese a spiegare alla propria gente che avevano perso, che non avevano saputo vincere l’esercito romano. Si suicidarono. Mi ricordo che quando mi recai in quelle zone mi guardai attorno e non c’era una sola lapide che ricordava l’avvenimento. Però una lapide era troppo poco. Pensai che bisognava fare di più, una cosa viva, una università che ci collegava con la Svizzera, la nostra vera Europa. Noi siamo andati a cercare l’Europa dell’Euro quando la nostra vera Europa era la Svizzera dove parlano come noi, dove usano in tutto il canton Ticino il dialetto varesino. Loro parlano la nostra stessa lingua, identica a quella che mi hanno insegnato i miei genitori. Ebbene, l’università è nata, cresce, è bella. C’è sempre un’idea dietro le cose, nel nostro caso la memoria. Piano piano, abbiamo rischiato, ma adesso è una delle migliori università e sta crescendo. Nel nostro piccolo, questa piccola Lega ha saputo rischiare e ha creduto nella grande idea della libertà.
Sappiamo tutti che lo Stato italiano parla di democrazia ma è uno stato schiavista e il Nord è schiavo di questa situazione. La Lombardia è più grande del Belgio, eppure non ha un solo magistrato lombardo, non ha insegnanti lombardi. Questa è la via che si usava in Africa per colonizzare e schiavizzare. Noi siamo caduti in trappola, ci siamo fatti schiavizzare. Così il Nord scompare, la nostra cultura scompare. Non rimarrà più niente. Libertà vuol dire partecipare, diceva una canzone di Gaber, libertà non è uno spazio vuoto ma è partecipazione. A noi ci fanno partecipare quando ci processano e ci chiamano in causa. Questa non è libertà. Da duecento anni c’è un problema, un fiume, quello del federalismo, che scorre sotto la politica e sotto il Paese. Fino a quando non verrà risolto questo problema la politica è per aria, è in piena confusione. Questo fiume sotterraneo, il federalismo, che scorre da 200 anni non è ancora risolto. Il problema vero è che il Nord comincia a capire che è schiavo, che è messo in stato di schiavitù dallo Stato italiano. La faccenda è sempre più brutta. I popoli per un po’ vanno avanti, fino a quando la situazione esplode, degenera. Bisogna trovare una soluzione, anche parziale, per superare il centralismo dello Stato. Il federalismo è necessario perché ci dà un po’ di libertà, un po’ di soldi. Siamo in ritardo di duecento anni. Qualcuno pensa che quello della Lega Lombarda sia un congresso minore. Non è così. Siamo partiti da qui. Sembrava impossibile, la Lombardia era così grande e ci chiedemmo come fare arrivare ovunque il nostro messaggio, sembrava un continente. Poi, piano piano, con volontà, con la fede siamo andati avanti. In questo devo molto a mia moglie, non solo per la splendida famiglia che mi ha dato ma perché ha fatto la Lega. Ricordo che le ho mangiato il primo appartamento per farci una sede. Mi voleva proprio bene. Ci siamo conosciuti durante una riunione con alcuni insegnanti sulla glottologia, su come poter insegnare la nostra lingua. La vidi che mi fissava negli occhi, andai a sedermi al suo tavolo. Aveva preso un colpo di fulmine. Facemmo la Lega.
La Lega è nata grazie a una grande fede e una grande fatica. A volte un po’ mi arrabbio quando sento gente che pensa che la Lega gli debba qualcosa, più del dovuto. Bossetti finì in carcere perché era della Lega: allora cosa dovrebbe dire lui? La Lega nel tempo vincerà tutto. Non ho il minimo dubbio che nel tempo la Lega sbaraglia e vince tutti. Pensate solo a Cinecittà che sta nascendo a Milano: milioni di posti di lavoro, dal falegname al regista, dagli attori agli esperti della luce. Prima bisogna lavorare, poi si può andare avanti evitando di fare brutte figure. Sono regole della vita. Io penso che bisognerebbe mandare avanti chi ha lavorato per la Lega, Non è solo una questione di età, ma di cuore. In passato facemmo molti sacrifici. Maroni emigrò a Londra per lavoro ma continuò a pagare la sua quota di debito contratta dalla Lega. La Lega ha preso a tutti e ha preso molto di più del portafoglio, ha preso il cuore. Non c’era nessuna certezza ma tutti coloro che si impegnarono negli anni avevano la speranza di dare una mano al processo di libertà che partiva e che non sarebbe mai finito se non con la libertà. Ora si apre il parlamento del Nord, il 10 febbraio a Vicenza: che cos’è se non un altro gradino sulla via della libertà. Faremo le “diete” per parlare dei vari problemi, per diventare più esperti. Bisognerà mandare a casa di tutti i componenti una documentazione perché diventino capaci di capire e intendere le cose. Ecco l’importanza di aprire una scuola per favorire l’attività amministrativa. È fondamentale. Maroni e Giorgetti hanno questo compito delicato e importante, i sindaci sono fondamentali, significano, tra le altre cose, cartelli stradali con il nome antico della nostra città. È importante che tramandiamo un po’ della nostra storia prima che scompaia e forse siamo l’ultima generazione che lo può fare. Non possiamo stancarci di parlare della nostra libertà. Io non so come fa a stare nella Lega chi dice che continuiamo a ripetere sempre le stesse cose. Dobbiamo andare avanti perché la gente capisce di più di quanto sembra. Non dovete spaventarvi perchè una campagna elettorale va male. Il problema è quello che crediamo noi, la fede che abbiamo dentro. La fede muove il mondo, alla fine la fede farà la libertà. Il padre e la madre della libertà sono la fede, la volontà, la determinazione, la partecipazione. Certe scelte sulle alleanze o sulla legge elettorale, su queste cose che interessano la politica e non i cittadini, si faranno al congresso federale o in una serie di riunioni aperte a tutti. Oggi è un piccolo congresso dal grande risultato. Molti speravano uscisse da qui una rottura in vista anche degli altri congressi. Pensavano che qui ci fosse una difficoltà con ripercussioni in Veneto, in Piemonte fino al congresso federale. Qui c’è stato un grande risultato, un segno della forza della Lega: la nostra compattezza. Non siamo un movimento politico di quaquaraquà, di gente che litiga per un posto, che si ammazza. La Lega esce da questo congresso alla vecchia maniera, compatta. Questo è il grande risultato politico, tutto il resto è secondario. C’era chi si aspettava un periodo di crisi. Invece c’è compattezza. Io mi ricandiderò alla carica di segretario. Andremo a congresso e li silureremo tutti. Oggi il successo politico è totale. Non si è parlato di crisi, di chiacchiere, ma di unione, il movimento è solido attorno alla figura di Giorgetti. La Lega è forte: maledizione a voi leghisti, siete uniti, vi volete bene.


GIORGETTI: NESSUNO CI IMBAVAGLIERA’

Il suo primo impegno, per questo nuovo mandato da Segretario Nazionale della Lega Lombarda, sarà quello di macinarsi un bel po’ di chilometri in lungo e in largo per il territorio lombardo.
«Voglio girare per le segreterie provinciali e nelle sezioni. Per conoscere meglio i nuovi segretari eletti negli ultimi congressi e sentire da loro quali esigenze ha il loro territorio».
Giancarlo Giorgetti, pochi minuti dopo essere stato rieletto per acclamazione alla guida della Lega Lombarda, si è subito rimesso al lavoro, per questo suo secondo mandato.
E così mentre i delegati affluivano nei corridoi per lasciare il centro congressi dell’Hotel Leonardo di Milano lui, il riconfermato segretario nazionale, tra una stretta di mano e una pacca sulla spalla, ha iniziato a parlare con i segretari provinciali e con quelli di sezione che incontrava, per fissare i primi appuntamenti, per annotare le prime idee.
Una su tutte, appunto, è quella di girare per il territorio lombardo, in lungo e in largo, per confrontarsi meglio con la militanza e con la base. E poi eccone un’altra: quella di organizzare delle scuole quadri, degli appuntamenti per aiutare nella crescita e nella formazione «tutti quelli che, giovani e meno giovani, si affacciano per la prima volta verso le realtà amministrative».
Un’iniziativa che verrà portata avanti in collaborazione anche con la Co.Nord guidata da Cesarino Monti «per sfruttare la grande esperienza dei nostri amministratori e cercare di trasmetterla a chi muove i primi passi».
Ma le idee sono molte altre e anche i propositi, tra cui quello di colmare le lacune emerse nel primo mandato da segretario nazionale («Riconosco aspetti di debolezza rispetto all’iniziativa territoriale e alla comunicazione»), sfruttando l’esperienza maturata dal 2002 a oggi.
Onorevole Giorgetti, è iniziato il suo secondo mandato consecutivo da Segretario Nazionale. Da dove si riparte?
«Prima di tutto dalla Lega e da Umberto Bossi. E poi dal Federalismo che deve rimanere sempre la nostra stella polare, quella che ci indica la strada da seguire per arrivare alla libertà del nostro popolo».
E secondo lei, adesso, quale potrebbe essere la strada giusta da seguire?
«Ovviamente non tocca a me dirlo, di questo se ne discuterà al congresso federale. Però sono convinto che porre il problema in termini del tipo “andiamo da soli”, oppure “andiamo a sinistra” o “andiamo a destra” è assolutamente sbagliato. Dobbiamo ragionare in altri termini, dobbiamo chiederci cosa dobbiamo fare per obbligare il sistema politico a discutere di Federalismo, a tenerlo al centro del dibattito, e alla fine a far votare su di esso».
Come è già capitato lo scorso giugno, con il referendum sulla riforma costituzionale…
«Esatto. E non dimentichiamo che, al di là dell’esito finale, che ha visto comunque i sì vincere al Nord, quello è stato un risultato di un’importanza storica. Prima la gente del Nord aveva avuto la possibilità di esprimersi sul Federalismo e sulla propria libertà soltanto attraverso i gazebo della Lega. Quel giorno, non scordiamolo, abbiamo obbligato lo Stato italiano a fornire le sue cabine elettorali al posto dei nostri gazebo per far votare la gente sul Federalismo. Ed essere riusciti a far votare per la prima volta il popolo, e per quanto ci riguarda il nostro popolo, sulla sua libertà, va considerato davvero un risultato storico. Adesso la nostra battaglia va avanti, ma è chiaro che la linea perseguita negli ultimi cinque anni richiede un aggiornamento dovuto all’esperienza vissuta e ai nuovi scenari che si sono venuti a creare. Prima però c’è una pre-condizione».
Quale sarebbe?
«Poter continuare ad esistere, poter continuare ad esprimere la nostra voce, la voce del Nord. Una voce che non possiamo permettere di far imbavagliare da nessuno».
Si riferisce al possibile referendum di modifica sulla legge elettorale che, se dovesse passare, potrebbe trasformare il nostro sistema bipolare in un sistema bipartitico, soffocando così i partiti “minori” o quelli territoriali?
«Esattamente. Per continuare la sua battaglia per la libertà del Nord e dei sui popoli la Lega deve prima di tutto continuare ad esistere. Quella sulla legge elettorale è una battaglia decisiva, perché prima ancora di una questione di strategie e tattiche è una questione di sopravvivenza politica. Perché è chiaro che soltanto se sono vivo posso continuare a combattere per raggiungere il mio scopo, che nel nostro caso è la libertà del Nord».
Da Forza Italia, però, stanno arrivando rassicurazioni a riguardo. Mentre altri alleati sembrano di diverso avviso…
«Pretenderemo la massima chiarezza di intendimenti perché su questo punto non possiamo transigere. In ballo c’è il nostro destino. E pertanto non possiamo permetterci nessun tipo di alleanza con chi, più o meno direttamente, possa perseguire disegni egemonici o comunque tesi a ridurre la nostra voglia di libertà. Per questo vogliamo chiarezza, già prima delle prossime elezioni amministrative. In ogni caso…»
In ogni caso?
«Deve essere chiaro a tutti che non esiste la possibilità che la Lega ammaini la propria bandiera per confluire in un altro partito. Perché noi siamo l’unica forza che dà voce al Nord e porta questa voce nei palazzi romani. Riuscendo a farsi sentire. Come abbiamo fatto in tutti questi anni in cui Umberto Bossi e la Lega, navigando nel mare complesso e tempestoso della politica, sono riusciti a costringere tutti, anche i più recalcitranti, a confrontarsi con il Federalismo. Fino ad arrivare, appunto, a farlo votare con il referendum dello scorso giugno».
Torniamo alla sua rielezione a Segretario Nazionale: nei mesi scorsi sembrava che non volesse neppure ricandidarsi e invece rieccola qua. Per quale ragione ha cambiato idea?
«Semplicemente per convinzione. Nessuno mi ha obbligato, anche se certi giornali hanno scritto che Umberto Bossi abbia voluto che io mi ricandidassi per forza, addirittura che me lo abbia ordinato e che io ho obbedito a questo ordine. Non è andata così. Semplicemente ho seguito il mio capo, perché so che mi porterà alla libertà. Quella libertà che, lo ribadisco, è l’obiettivo della Lega Nord. Perché le altre forze politiche promettono la felicità ai loro elettori, mentre noi, invece, siamo diversi, perché siamo un movimento e perseguiamo un obiettivo più ambizioso, un qualcosa di più difficile da raggiungere: la libertà del nostro popolo e della nostra terra».
Nel suo primo mandato da Segretario nazionale lei, all’impegno in Lombardia, ha dovuto affiancare anche quello da presidente della Commissione Bilancio della Camera. Non deve essere stata una passeggiata reggere su due fronti così impegnativi. No?
«E infatti qualche mese fa, dopo anni di sacrificio su più fronti, era subentrata in me un po’ di stanchezza e quella, chiamiamola così, tentazione di avere un po’ più di tempo da dedicare alla cura di me stesso. Poi ho cambiato idea, guardando a quelli che sono i due pilastri su cui poggia la Lega: Umberto Bossi e la base leghista, i militanti, ognuno di noi».
Quelli che lei, nel suo intervento, ha identificato nel “militante ignoto”, ovvero quello che appena alzato ascolta Radio Padania, che appena esce di casa per andare al lavoro passa in edicola ad acquistare la Padania e poi la ostenta con orgoglio davanti agli amici o ai colleghi. Quel “militante ignoto” che sia che piova o che tiri il vento porta il suo gazebo in piazza, sacramentando contro gli assenti, i ritardatari o contro Bellerio che ha mandato poco materiale…
«… quel militante ignoto che si alza alle due di mattina e prende il pullman per andare portare con orgoglio la bandiera della Padania nella manifestazione di Roma, perché Bossi l’ha chiesto e perché sa che è giusto fare così per la libertà del Nord. Esatto. È questo il nostro “militante ignoto”, è questa la nostra base, gente che ha un cuore enorme. Sono loro una delle due travi portanti della Lega, uno dei due esempi che ho avuto davanti in tutti questi anni e che mi hanno spinto a cambiare idea e a ricandidarmi per questa carica di Segretario Nazionale. Sono stati loro a convincermi: i tanti “militanti ignoti” e Umberto Bossi».
Che, infatti, l’ha fortemente rivoluta per questo incarico.
«In questi anni ho avuto la fortuna e l’onore di lavorare al fianco di Umberto Bossi e ho potuto vivere un’esperienza umana e politica indimenticabile. E davanti ad un esempio come il suo, di dedizione assoluta, direi sovrumana, verso il suo popolo, ho maturato la consapevolezza che non potevo tirarmi indietro. E, ripeto, non ho seguito un ordine, ma ho seguito il cuore: ho seguito il mio capo, perché so che ci porterà alla libertà».
Una strada che passa dal Federalismo: una strada che la Regione Lombardia ha imboccato ma sembra senza particolare convinzione…
«Vi racconto un aneddoto. Come sapete negli scorsi mesi sono stato a lungo a letto per un infortunio. E così mi sono digerito intere giornate di trasmissioni via satellite da tutto il mondo. Un giorno mi sono imbattuto nella tv di Stato spagnola, l’equivalente della nostra Rai. E sapete cosa trasmettevano in diretta? L’insediamento del nuovo Governo catalano, con il presidente che parlava in catalano e la traduzione simultanea in spagnolo per gli ascoltatori. Presidente Formigoni vuole essere della partita o dobbiamo aspettare un presidente regionale leghista?».
Avanti dunque sulla strada verso la libertà?
«Sempre. È quella la nostra rotta. Come ci insegna ogni giorno Umberto Bossi».

I discorsi sono tratti dal quotidiano La Padania; il primo è leggibile qui ed il secondo qui.

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