
Un ragazzino con la maglietta nuova di zecca della nazionale della Catalogna entra in un campetto di calcio. Un altro, con il pallone in mano e la maglia rossa della selezione spagnola, gli fa un gesto netto. «Tu non puoi giocare perché non porti questi colori». Il nuovo arrivato, ci pensa su, poi si sfila la maglia. Altri, bambini e bambine seguono il suo esempio. La partita finisce con due squadre, quelli a torso nudo e quelli vestiti. La telecamera stringe sul petto del ragazzo. In sovrimpressione appare la scritta «una Nazione». L’inquadratura si sposta sulla panchina dove è appoggiata la maglia contestata. «Una squadra», dicono i caratteri cubitali. Ultima immagine: il ragazzo ha di nuovo sulle spalle la maglia contestata. Una voce fuori campo recita: «Jonas alla fine potrà indossarla».
È lo spot della «Plataforma Pro Seleccions Esportives Catalanes» andato in onda su Tv3,la televisione della Catalogna. È l’annuncio che ha scatenato la polemica. Politica e sportiva. Il Partito popolare, l’opposizione al governo di Zapatero, insieme a Ciutadans-Partit de la Ciutadania l’ha denunciato come illegale. Perché ha un contenuto fortemente politico; scatena una campagna contro la nazionale spagnola e i valori di unità della patria; perché si sono utilizzati dei minori.
La questione è finita sul tavolo del Consiglio audiovisivo della Catalogna che pur criticando la campagna che «trasporta nel mondo infantile rivalità non strettamente sportive, che in nessun modo contribuiscono a divulgare valori di fraternità e convivenza» ha scelto la libertà di espressione. Dunque niente censure. Sulla stessa linea la ministra dell’Educazione Mercedes Cabrera. Insomma, anche il governo socialista non ci ha messo bocca. Lo spot è andato in onda fino all’8 ottobre, data della partita amichevole fra le nazionali della Catalogna e dei Paesi Baschi. Ma chissà se ha contribuito a rinforzare le idee dei ragazzini.
Si ringrazia Maurizio Villa dei Giovani Padani della Brianza Lecchese per la segnalazione.

