
Il tramandarsi del milanese, così come altre lingue locali, ha subìto in nome di un patriottismo tricolore ingiustificato, una progressiva flessione che la sta portando alla scomparsa. Il fenomeno è di particolare rilievo nel capoluogo lombardo, ma anche in tutta la lombardia occidentale. A partire dal dopoguerra, infatti, ci si è piegati alla volontà di coloro che ci hanno costretti ad abbandonare la nostra lingua perchè rozza e priva di significative opere letterarie. Un popolo che voglia cercare nelle proprie radici un minimo comun denominatore identitario, non può prescindere dal riconoscere una lingua tradizionale da sostituire, almeno nelle comunicazioni informali, all’italiano. Tanto più che, sovente, coloro che sbandierano l’aulicità di questo linguaggio, sono i primi a non saperlo parlare correttamente.
Salviamo la nostra lingua locale! Molti dei nostri genitori o dei nostri nonni sono ancora in grado di insegnarci le basi per parlarla… Poi il resto verrebbe da sè: sono sicuro che potrebbe essere un’esperienza e un’opportunità appassionante.
A titolo di esempio, vengono riportati alcuni versi che la tradizione milanese ci ha lasciato da custodire e difendere con le unghie e con i denti.
La poesia seguente evoca, con un ritmo incalzante, suoni, colori e profumi dell’antica festa di S. Ambrogio.
Come sarebbe bello se al posto dell’attuale accozzaglia di bancarelle cinesi si potesse passeggiare ancora nelle vie di una Milano antica che aspettava con speranza l’avvicinarsi del Natale come momento di gioia e festa!

