
La Grande Coalizione che Berlusconi propone è una delle questioni che sarà al centro del prossimo Congresso Federale della Lega Nord. Si deve decidere se aderire o no a questo fantasmino che da qualche giorno compare e scompare dai media.
Non si sa ancora da che parte stare, ma sia che si intraprenda una o l’altra strada, i pilastri che hanno caratterizzato il movimento fino a questo momento dovranno perlomeno essere ristrutturati. Nell’attesa, è necessaria una riflessione. Questo articolo può essere un’idea per chi voglia cominciare…
Gianluigi Paragone
Direttore de “La Padania”
La Grande Coalizione è un po’ come l’influenza: capita una volta all’anno. C’è anche chi se la becca due volte. Poi c’è chi si fa il vaccino e resta immune dai tentativi di contagio: è il caso della Lega. Ieri, l’ha ritirata fuori Berlusconi. “Prima si butta giù Prodi e poi ne possiamo riparlare”, avrebbe detto.
Il fatto è, caro Cavaliere, che se anche si butta giù Prodi, restano in piedi Rutelli, Fassino, Marini, Di Pietro, Visco - ci pensi: Visco!!! - e compagni vari. Ne vale la pena? No, non ci si può fidare di una classe politica che con questa Finanziaria ha dimostrato di avere una visione della società classista, oltre che assistenzialista e romano-centrica. E poi, con queste dichiarazioni si rischia la schizofrenia: sette giorni fa in piazza si dicevano ben altre cose. Allora non si può andare in piazza contro una cultura politica e sette giorni dopo pensare che il problema riguardi solo Romano Prodi perché tanto può andar bene anche la Grande Coalizione. Berlusconi mette come condizione essenziale la caduta del Professore ma - ripeto - questo non basta. È sicuro, l’ex premier, che la sua base gradisca quest’altalena di posizioni? Non credo se sono vere le lamentele che raccoglie Paolo Guzzanti, per esempio. L’elettorato di centrodestra è convinto delle ragioni del bipolarismo e soprattutto è convinto che ci sono ancora delle differenze profonde. Per quel che ci riguarda, poi, siamo convinti che sul Nord non debba assolutamente spegnersi quella considerazione crescente che negli ultimi quindici anni la Lega ha imposto a Roma.
A ciò si aggiunga la scarsa considerazione, quasi odio, che a sinistra hanno per i commercianti, per i piccoli imprenditori, per gli artigiani, cioè per chi lavora. Per la sinistra sono evasori di professione e di vocazione. E il Nord è abitato da una massa di ignoranti rozzi che si fidano di Bossi e di Berlusconi. Salvo poi aprire gli occhi quando amministratori dell’Unione gridano che pure loro si sono stancati della sfacciataggine romana.
A cosa servirebbe, dunque, la Grande Coalizione? Cosa dovrebbe fare? Su quale programma di governo dovrebbe reggere? Sul tira a campare, sulla distribuzione allargata di potere e di poltrone… La Casa delle Libertà nacque sulla base di un patto riformista: se poi ci siamo o non ci siamo riusciti possiamo metterci attorno a un tavolo e discuterne. C’era però un programma forte, che ha consentito alla legislatura di durare - record! - cinque anni con la stessa maggioranza e lo stesso governo. Sì, ci fu una crisi poco dopo metà mandato: ma chi la fece scoppiare per motivi che ancora nessuno ha chiari? L’Udc, allora nelle mani di Follini. Quel Follini che oggi s’è messo in testa di fare l’ennesimo partito centrista, l’Italia di Mezzo o qualcosa del genere. L’ha battezzato a Napoli e non poteva essere altrimenti: soltanto nel Sud certe logiche trovano foraggio. Ecco perché Follini si mise contro il federalismo: che gli andava poi a raccontare ai suoi amici campani, siciliani, pugliesi? Che l’Italia finalmente cambiava in meglio? Mica scemo, Harry Potter.
Ora l’Udc ce l’ha in mano Casini, il quale non mi sembra che voglia particolarmente bene al bipolarismo. Per di più ce l’ha a morte (lo dice apertis verbis; noi ricambiamo) con la Lega, con Bossi e con Berlusconi che era la sintesi delle anime CdL. Casini soffre senza avere un potere da gestire. La Grande Coalizione farebbe il suo gioco: niente elezioni, logoramento degli equilibri attuali e costruzione di un qualcosa che già chiamano Terza Repubblica ma che è invece il Gattopardismo democristiano.
C’è chi dice infine che Berlusconi rilanci il tema della Grosse Koalition nella speranza di ammorbidire la riforma Gentiloni… Mi sembra una cosa un po’ troppo ovvia per prenderla sul serio: Berlusconi nasce imprenditore prima che politico e sa che certe promesse sono già mezze bugie. Se Berlusconi cede sulla Grande Coalizione dimostra di essere debole e ferito, quindi danneggiabile fino alla sconfitta totale. Quei poteri che hanno frenato il cambiamento non avrebbero alcun interesse a garantirgli la degenza. Quei poteri non hanno nessuna voglia di guizzi del Nord, tipo Vicenza uno e Vicenza due. E poi quei Gattopardo hanno già scelto i loro alfieri e si chiamano Rutelli, Casini, Veltroni, Montezemolo. Ci sono le liberalizzazioni da fare, le privatizzazioni da finire, la finanza da aggregare. Non c’è tempo per fare le riforme che servono veramente al Paese: secondo voi quanto può interessare al duo romano Veltroni-Rutelli di Malpensa, della Tav, della Pedemontana e del passante di Mestre? Ma niente: i loro occhi non sono che per Roma. E cosa volete che interessi a Montezemolo del futuro della piccola e media impresa? E dei commercianti? Degli artigiani? Nulla e s’è visto con la vicenda del Tfr, dove ha chiuso un accordo che ha scontentato tutti, o ancor prima con i mega accordi con la Cina. Montezemolo nasce nel Nord sabaudo, nasce con la camicia firmata Fiat: non ha la vocazione del piccolo se non in termini di vassallaggio. Sotto il suo mandato, la Confindustria ha seguito la stella polare dei grandi, mica di tutti gli altri. Ecco perché in Lombardia e nel Veneto la base è estranea alle logiche confindustriali fatte a Roma. Ed ecco perché il prossimo giro, in viale dell’Astronomia, i piccoli non si divideranno e non ascolteranno più le sirene dei nomi altisonanti.
Il disegno è già pronto, si aspetta il tempo. Quel tempo che sarebbe un grave errore concedere loro. Ecco perché la Grande Coalizione è una Grande Iattura. Non serve per fare le riforme e serve invece per consentire ai Gattopardo di spazzare via le anomalie di un sistema.



