Domenica 3 Dicembre 2006

Indovina chi scappa col malloppo?
Contrariamente a quanto il governo sostiene per giustificare l’ira fiscale contro il Nord, i grandi evasori sono concentrati nelle regioni che continuano a ricevere sussidi e premi. Scusate, è questo il Federalismo fiscale di sinistra?

Regione Ammontare medio
evasione pro-capite
Calabria 1.500 €
Sicilia 1.191 €
Valle d’Aosta 1.095 €
Campania 1.090 €
Puglia 1.036 €
Molise 1.033 €
Basilicata 1.004 €
Toscana 691 €
Emilia-Romagna 651 €
Veneto 619 €
Lombardia 533 €
Fonte: studio CGIA di Mestre

È un tema sempreverde. E sempreverde potrebbe essere la sua soluzione: controllare. Ma verificare significa svelare, rompere senza indugi le complicità, far sì che il controllato non sia più amico del controllore, suo magari coinquilino. Sarà forse per questo che il sommerso, l’evasione, più si radicano e più è difficile sradicarli. La stima delle imposte evase cresce mano a mano che questo connubio di non belligeranza tra stato ed evasore si consolida nel tempo. Stando alle preoccupazioni dei ministri e viceministri economici del governo Prodi, come abbiamo già avuto occasione di scrivere, la prima cosa da fare è mobilitare il personale dell’amministrazione finanziaria dal Sud al Nord per contrastare i furbetti del fisco.

Perché è lì, credono o voglionon far credere, che c’è la tana dell’evasore: l’artigiano del Nord, il piccolo imprenditore, il padroncino, “il padrone”. E siccome il Pil è generato al Nord, va da sè che chi svicola le tasse sta solo e sempre in Padania. Per fare giustizia alla classe operaia, anche questa ben concentrata al Nord, bisognerà mandare un esercito di controllori a stanare le volpi.

Ma non avevamo dubbi che dietro questa mossa, del tutto ideologica e comunque affaristica, ci fosse altro: rastrellare soldi dove ci sono le risorse e non toccare quelli che le risorse non le dichiarano manco per sogno. Un recente e dirompente studio della Cgia di Mestre, smaschera e smonta questa teoria del Nord “ladro” ed “egoista” rispetto ad un Meridione povero e negletto, dimenticato. Guardate un po’ qua cosa accade, alla faccia di chi il federalismo fiscale non lo vuole perché “spaccherebbe il Paese”: il primato dell’evasione vede in testa la Campania. Non pagherebbe al fisco 12 miliardi e 904 milioni i euro. E dopo la Campania? C’è la Sicilia: 12 miliardi e 243 milioni. Poi il Lazio, 10 miliardi e 333 milioni e anche la Lombardia, con 10 miliardi e 35 milioni di euro. Nel gruppo di mezzo, tra migliori e peggiori, ci sono Toscana, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto, con una media di 5 miliardi evasi.
Ma il Guinnes torna a far primeggiare il Sud ancora una volta con il mancato gettito di imposte: ancora la Campania, già regina delle cronache, evaderebbe 6 miliardi e 241 milioni di euro; di nuovo in scena la Sicilia, con 5 miliardi e 921 milioni, poi il Lazio, 5 miliardi e la Lombardia, prima per il Nord, con 4 miliardi e 853 milioni. L’evasione vince quindi al Sud. Poi, ma è quasi fisiologico, colpisce la Regione più produttiva, e tartassata, del Paese.

Ulteriore passo avanti nello studio degli artigiani mestrini, specialisti nel saper far di conto, è il peso procapite delle imposte non versate. E qui si apre un ulteriore spaccato dell’Italia che frega il fisco. I calabresi non li batte nessuno: 1.500 euro a testa di mancato incasso per lo Stato. Ancora un secondo posto per i siciliani, 1.191 euro, poi i valdostani con 1.095 euro, i campani con 1.090, i pugliesi con 1.036 euro, i molisani con 1.033 e i lucani con 1.004 euro.
I più rispettosi, per non smentirsi: i lombardi con 533 euro, i veneti con 619 euro, i toscani con 691, gli emiliani con 651…

Il totale di questo fenomeno sottrare alle casse pubbliche 100 miliardi di euro l’anno, mentre le unità di lavoro in nero sono state stimate in 3.238.000.
Più nel dettaglio, quei 100 miliardi si traducono i 48 miliardi di euro di mancato incasso fiscale. Procapite, spalmando la cifra su ciascun suddito della Repubblica prodiana, fanno 840 euro di debito verso lo Stato. Come poi lo Stato si sta rivalendo nei cofronti dei propri cittadini lo vediamo ogni giorno, soprattutto con questa manovra Finanziaria che spara nel mucchio, anzi, solo in qualche mucchio socio-geografico, per reperire risorse fresche. E freschi restiamo noi.

Non c’è molto di più da capire se cerchiamo risposte circa le riforme mai attuate per arrivare al Federalismo costituzionale e a quello fiscale. Lo stesso centro-sinistra, fautore della riforma del Titolo V della Costituzione, che porta con sè gli strumenti per avviare il nuovo sistema di raccolta e distribuzione delle risorse fiscali sul territorio, del nuovo fisco non ne vuol sentire parlare. La Finanziaria, a rischio di essere ripetitivi, non fa un passo verso nuove politiche di spesa e di prelievo. Semmai, è un viaggio nel passato. Il Nord con questa maggioranza è a piedi, come e più di prima.

Simona Morandi da il Federalismo del 13/11/2006

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