

Ecco il mitico coordinatore federale M.G.P., nonchè onorevole Paolo Grimoldi insieme ad alcune ragazze dei giovani padani di Tradate in occasione della cena provinciale della provincia di Varese. E’ proprio il caso di dire… Beato tra le donne!

Un ragazzino con la maglietta nuova di zecca della nazionale della Catalogna entra in un campetto di calcio. Un altro, con il pallone in mano e la maglia rossa della selezione spagnola, gli fa un gesto netto. «Tu non puoi giocare perché non porti questi colori». Il nuovo arrivato, ci pensa su, poi si sfila la maglia. Altri, bambini e bambine seguono il suo esempio. La partita finisce con due squadre, quelli a torso nudo e quelli vestiti. La telecamera stringe sul petto del ragazzo. In sovrimpressione appare la scritta «una Nazione». L’inquadratura si sposta sulla panchina dove è appoggiata la maglia contestata. «Una squadra», dicono i caratteri cubitali. Ultima immagine: il ragazzo ha di nuovo sulle spalle la maglia contestata. Una voce fuori campo recita: «Jonas alla fine potrà indossarla».

Proprio mentre la finanziaria del governo Prodi impone un rincaro dello pseudo canone RAI di 5 Euro, arriva una buona notizia per chi, per protesta o semplicemente per tele-indipendenza, si rifiuta di pagare l’odioso balzello. Una importante sentenza, emessa da un giudice di pace di Varese, impone alla tv statale un risarcimento per iterate vessazioni e intimidazioni a favore di un concittadino tradatese (!).
L’articolo è tratto da la Padania del 16/12/2006.

Il tramandarsi del milanese, così come altre lingue locali, ha subìto in nome di un patriottismo tricolore ingiustificato, una progressiva flessione che la sta portando alla scomparsa. Il fenomeno è di particolare rilievo nel capoluogo lombardo, ma anche in tutta la lombardia occidentale. A partire dal dopoguerra, infatti, ci si è piegati alla volontà di coloro che ci hanno costretti ad abbandonare la nostra lingua perchè rozza e priva di significative opere letterarie. Un popolo che voglia cercare nelle proprie radici un minimo comun denominatore identitario, non può prescindere dal riconoscere una lingua tradizionale da sostituire, almeno nelle comunicazioni informali, all’italiano. Tanto più che, sovente, coloro che sbandierano l’aulicità di questo linguaggio, sono i primi a non saperlo parlare correttamente.
Salviamo la nostra lingua locale! Molti dei nostri genitori o dei nostri nonni sono ancora in grado di insegnarci le basi per parlarla… Poi il resto verrebbe da sè: sono sicuro che potrebbe essere un’esperienza e un’opportunità appassionante.
A titolo di esempio, vengono riportati alcuni versi che la tradizione milanese ci ha lasciato da custodire e difendere con le unghie e con i denti.
La poesia seguente evoca, con un ritmo incalzante, suoni, colori e profumi dell’antica festa di S. Ambrogio.
Come sarebbe bello se al posto dell’attuale accozzaglia di bancarelle cinesi si potesse passeggiare ancora nelle vie di una Milano antica che aspettava con speranza l’avvicinarsi del Natale come momento di gioia e festa!



