Giovedì 16 Novembre 2006

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Che idea, liberiamoli tutti
Gianluigi Paragone

Sarà un regalo che andrà… a ruba. Ma i beneficiari ci sono abituati, quindi apprezzeranno la nostra iniziativa editoriale: un bel mazzo di chiavi per uscire di galera.
Il regalo è per i detenuti che ancora sono in carcere. È per quei poveretti che la società ha abbandonato. È per quei bruti che se hanno violentato una ragazza la colpa era della ragazza che andava in giro con la minigonna.

È per la banda delle ville che rubano ai ricchi per dare ai poveri (uno slogan che ho sentito già da qualche altra parte). È per chi ammazza a Napoli o a Palermo, colpevole solo di essere nato lì nel Sud arretrato e sfruttato dal Nord. È per chi truffa le vecchiette, colpevoli di non sapere che il mondo è dei furbi. È per le giovani leve della camorra e della mafia, in galera perché la galera è una palestra di vita. È per gli islamici che credono nel terrorismo come gesto purificatore. È per i trafficanti di droga, di sesso e di schiavi.
È per tutti quelli che ne hanno combinata una e che ora noi facciamo uscire con questo regalo esclusivo: del resto, perché quelli sì e questi no?

Per cancellare le differenze, ci pensiamo noi: un bel mazzo di chiavi per uscire di galera.
Ci dispiace per gli altri lettori, gente per bene che ancora crede nella Giustizia e ancora si illude della certezza della pena. Cari lettori onesti, adeguatevi perché oggi il mondo gira così: siete fuori moda. I delinquenti costano di meno fuori dalle prigioni, che tra l’altro sono disumane, sporche e malfrequentate. Per rimetterli dentro ne riparleremo quando lo Stato si deciderà una volta per sempre di costruire penitenziari con vasca idromassaggio, tv satellitare e altri confort.

Abele si adegui perché Caino non solo è una vittima della società ma ha amicizie molto in alto. Abele è ancora convinto di sporgere querela se viene stuprato e violentato. Abele è il solito pirla che se subisce un furto va ancora in questura a denunciarlo e se non gli ridono faccia, aspettano che esca e poi lo fanno. Se gli agenti sono educati, la denuncia finisce nel dimenticatoio. Abele, svegliati! Il mondo è violento, non lo vedi alla tv? Prendi esempio dai nostri figli che si divertono a filmare col telefonino le risse, le botte, gli amori rubati. Che hanno sostituito le vecchie compagnie con le baby gang. Svecchiati, Abele.
A Milano, il presidente del tribunale chiede ai colleghi magistrati di non sforare con gli straordinari perché non ci sono più soldi per le buste paga. Così come non ci sono schei per la benzina o per la carta. La butto lì: e se cominciassero a far circolare mail - certificate, ovviamente - invece di sprecare tutta quella carta? A che serve l’informatica quando poi si continua a far valere il principio “carta canta”?
Ma queste sono piccolezze. Il problema della Giustizia ormai non esiste più: con l’indulto si risolve tutto alla radice. E se non basta c’è l’amnistia. E poi ancora gli arbitrati, che sono il fast-food dei processi: risparmi tempo, soldi e la sentenza la puoi persino sistemare un po’ su misura. Meglio di così?

Quanto ad Abele, ci dispiace e gli consigliamo un allarme per la casa e un bodyguard per la sicurezza personale, che tra l’altro fa pure figo… (Per chi non se lo potesse permettere, c’è sempre il vecchio santino: una preghiera e che dio ce la mandi buona).

da la Padania del 16/11/2006

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