Lunedì 9 Ottobre 2006

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Sono convinto che il vero risanamento di questo Paese passerà per un sentiero che si chiama autonomia, perché le vie dell’autonomia sono lastricate di libertà e responsabilità. Sono parimenti convinto che, in attesa dell’autonomia o dell’indipendenza, il risanamento possa anche passare - beninteso: a titolo palliativo - attraverso una seria politica di taglio degli sprechi, dell’assistenzialismo, della distribuzione “a pioggia” su suolo italiano della ricchezza prodotta nelle regioni padane. Ebbene, nella bozza di finanziaria di questo governo Prodi non c’è la minima traccia di tutto ciò.

Nessuna novità. Il palinsesto non cambia. Vanno in onda i soliti film già visti: “La banda del buco” (finanziario) e “Scuola di ladri” (di risorse padane). A pensarci bene però qualcosa di nuovo c’è. Trattasi di una nuova edizione di un film di Don Camillo… Una versione in cui Peppone attua un inedito “esproprio proletario” ai danni del curato. Ebbene sì: come ben descrive questo articolo di Affari Italiani del 5/10/2006, la finanziara del governo Prodi sembra proprio voler andare a “rubare” anche dalle cassette delle offerte. La componente ideologicamente anticlericale dei Capezzone e Bertinotti ha vinto su quella dei comunistelli da sagrestia nella coalizione di (centro?)sinistra. Rutelli non ha fatto una piega: nemmeno una smorfia di fastidio. Sarà che la poltrona di vice-premier ha fatto riemergere nel bel Francesco i ricordi della giovinezza che fu, quando era il delfino di Giacinto Pannella detto Marco, e i preti se li mangiava a colazione? Boh… Mi chiedo solo cosa dirà ora la minoranza assai chiassosa dei preti “militanti”: quelli dei girotondi e delle bandiere della pace esposte a governi alterni. Quelli che hanno trasformato certi oratori in un qualcosa che sta a metà tra un centro sociale e una “comune” hippy… Staranno a guardare il film oppure reagiranno in qualche modo? Don Camillo avrebbe iniziato a sparare a qualche deretano rosso… Certo: con pallini “piccoli piccoli, da passerottino” ;-). Ma forse queste cose appartengono ormai ad un altro mondo: un piccolo mondo antico

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Domenica 8 Ottobre 2006

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Adesso non venite a raccontarci che è colpa nostra. Di noi lombardi, padani.
Con questa accozzaglia di ministri che ci vedono evasori, razzisti, xenofobi ed ignoranti ci manca solo questo.
Il problema è unico e dall’odore persistente: l’emergenza rifiuti in Campania. La città del mare (ben due assessori sono stati nominati per sorvegliarlo e fare in modo che non scappi), del sole (talmente cocente che è causa principale dell’innata stanchezza del napoletano) e della monnezza.

La colpa non è nostra (ci mancherebbe…) ma i ciula siamo noi. Noi che gettiamo nella spazzatura (letteralmente) miliardi di euro per portare nelle nostre centrali di termodistruzione la loro merda, noi che regaliamo loro milioni di sghei per illusori progetti di centrali di smaltimento (e per consulenze inutili), noi che non ci incazziamo perchè il padano che si ribella e blocca i camion meridionali viene denuciato per “sospensione di pubblico esercizio”, noi che (con il 40% dei lombardi che hanno votato stupidamente NO al federalismo) non vogliamo la responsabilizzazione dei bassolino.

Non esiste equilibrio che non si possa spostare. Not in their backyard. Ci siamo stancati, Not in our home.

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Martedì 3 Ottobre 2006

Torino non è Brooklyn

Riporto un articolo che, con mia grande sorpresa, ho scovato sul sito web de la Stampa di Torino. Dato l’orientamento piuttosto ehm… sinistro del quotidiano, mai mi sarei aspettato di leggere tutto ciò tra le pagine di quella testata! Tant’è: pare che dire qualcosa di leghista stia diventando un’abitudine comune (di comodo) presso certi ambienti…


Un Paese alla rovescia
di Lorenzo Mondo

Adesso a scendere in piazza per protestare, tra i tanti, sono anche gli spacciatori (extracomunitari, ndr) di droga. E’ accaduto a Torino, in una manifestazione tumultuosa che potrebbe preludere, chissà, a una richiesta di sindacalizzazione dell’anomala categoria dei pusher. Lo lascia presumere la sfrontatezza con la quale alcune decine di questi ignobili trafficanti si accaniscono contro i carabinieri. Li accusano di non avere cercato con sollecitudine il cadavere di un compagno annegato nella Stura.

Poco conta che ne abbiano già ripescato un altro, con dispendio di tempo e di risorse, da quelle acque che generazioni di torinesi - non i «nuovi italiani» - conoscono come infide. Poco conta che i dimostranti, due giorni fa, avessero preso a sassate le forze dell’ordine.

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