
Riporto su ETOL un bellissimo articolo apparso su Il Federalismo, il 41esimo numero, scritto da Gianni Sartori.
Sebbene appaia lungo e complesso vale prorpio la pena prendersi un quarto d’ora per leggerlo.
Il segreto catalano? Avere le palle
Come ha fatto questa regione a conquistarsi l’autonomia da Madrid? La storia di una battaglia verso la libertà legislativa e fiscale. Un esempio per Lombardia e Veneto
Nel territorio della Catalogna, come in quello della Galizia e del Paese Basco, si parla un’antica lingua e si conserva una cultura particolare. Ancora nel 1932 si era costituita in regione autonoma. Dopo il buio periodo franchista ha in parte ritrovato questa sua autonomia nel 1979, al momento della costituzione sul territorio dello stato spagnolo di 17 comunità autonome. Come previsto dallo statuto, la Generalitat (governo catalano) ha potuto dotarsi di una polizia autonoma e disporre di competenze in materia di istruzione, sanità, territorio, sicurezza sociale, lingua e cultura.
Dal novembre del 2003 è governata da una coalizione di sinistra (socialisti, nazionalisti di sinistra dell’Erc, verdi). Il 90% dei dipartimenti catalani ha approvato nel settembre 2005 il testo di un nuovo statuto che conferisce alla Catalogna il carattere di ”nazione”.
Appare evidente che il nuovo statuto è maggiormente in sintonia con il diritto all’autodeterminazione dei popoli rispetto a quello in vigore. Naturalmente non sono mancate le polemiche, soprattutto da parte del PP. Un generale spagnolo, José Mena Aguado, ha esplicitamente evocato un possibile intervento dell’esercito contro lo “smembramento” della Spagna.
Ma il cammino di questa “nazione senza stato” verso l’indipendenza parte da molto lontano.
La Catalogna, terra di antica ed elevata cultura, è universalmente nota come la patria di Ramon Llull, di Gaudì, di Picasso, di Dalì, di Mirò.




