
Il passo fra integrazione e disintegrazione (delle nostre radici) è breve come la piccola particella privativa che distingue i due sostantivi.
Accogliere un ospite presuppone il rispetto reciproco, il ricoscimento del fatto compiuto che la casa è di proprietà di chi vi abita ed è opportuno sottostare alle sue leggi. L’apertura all’altro è cosa buona che non può prescindere però dalla necessità che l’altro si disponga a confrontarsi e ad aprirsi a sua volta (dicesi reciprocità).
Queste sono più o meno alcune delle basi su cui dovrebbe fondarsi uno stato libero laico.
L’essere cristiano (in particolar modo con una vocazione, come i frati) aggiunge e perfeziona il concetto di reciprocità ponendo come base solida di confronto UNA sola verità (la parola di Cristo) per la quale ci si deve prodigare perchè venga insegnata e diffusa (Cristo disse: «andate e predicate la MIA novella in tutto il mondo»): in una parola, evangelizzare.
Al contrario, in nome del multiculturalismo militante, si confonde la molteplicità di culture con la molteplicità di verità (che devono essere considerate dal buon cristiano, alla luce del Vangelo, come falsità e bestemmie) lasciando e, molte volte, favorendo la loro diffusione.
Discorsi da persona di buon senso che non appartengono - a quanto pare - ai frati cappuccini di Genova. Oltre che della politica estera (le marce per la pace, per carità, si fanno solo con certi governi), e dell’istruzione (perchè, nelle aule, non affiancare al Crocifisso il corano?) vogliono appropriarsi dell’edilizia: e lo fanno con tutto l’irritante falso buonismo che li contraddistigue.
Per farla molto breve: si sono attivati per la costruzione di una moschea vicino Genova, offrendo la terra e la disponibilità finanziaria per l’erezione della struttura (ironia della sorte, quelli che predicano la poverta`materiale come stile di vita si mettono a trafficare in possedimenti terrieri e terreni).
Se lo facciano per interessi personali o per illuminarsi agli occhi del Signore non sappiamo: vogliamo però rendere note, sottolineandole, le parole pronunciate da Franceso D’Assisi (a cui dovrebbero ispirarsi alcuni francescani ed al quale, ormai, sembra quasi vogliano sostituire Franceso Caruso): “mi sembra che voi non abbiate letto tutto il Vangelo. Altrove, infatti, è detto: Se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo lontano da te. E, con questo, Gesù ha voluto insegnarci che, se anche un uomo ci fosse amico o parente, o fosse per caso a noi caro come la pupilla dell’occhio, dovremmo essere disposti ad allontanarlo, a sradicarlo da noi, se tentasse di allontanarci dall’amore del nostro Dio.”
Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Se continua così, almeno all’ultima domanda c’è una possibile risposta: verso il nostro totale annichilimento.
San Francesco direbbe no a quei frati troppo zelanti
Alessandro Gnocchi*
Va bene l’accoglienza, i rapporti di buon vicinato e un po’ di quella che i cattolici adulti chiamano «apertura all’altro». E va bene persino guardarsi un po’ con gli occhi di questo «altro per capire veramente chi siamo», come fanno i cattolici adultissimi. Poi, però, basta. Leggere sui giornali che i frati cappuccini del Sorriso Francescano di Genova si sono attivati per la costruzione di una moschea è davvero troppo. E conta poco se qualcuno dirà che i frati, offrendo terreno e la disponibilità a erigere lo scheletro della struttura, hanno risolto il problema sollevato dalla cittadinanza che quella moschea non la vuole vicino a casa.
Il problema c’è, e non riguarda solo l’ordine pubblico, come molti paventano.
Dal punto di vista cattolico c’è una questione ben più grave: è possibile, per un seguace di Gesù Cristo, dare a chicchessia gli strumenti per diffondere, tramite le sue credenze, la calunnia su Gesù Cristo, altrimenti definita bestemmia? Ci sarà chi risponde che bisogna aggiornarsi, che l’aria è cambiata grazie alla primavera del Vaticano II.
Basta leggere certa stampa cattolica e sentire che cosa si risponde a chi chiede se sia opportuno mettere nelle scuole la stella di David e il Corano oltre al Crocifisso: «Forse lo stesso crocifisso, se potesse parlare, non avrebbe nulla da ridire trovandosi fra la stella di David e il Corano. Dopo tutto si tratta di tre religioni che si richiamano ad Abramo».
Dopo tutto si tratta di tre religioni che si richiamano ad Abramo». A parte il fatto che «crocifisso» sarebbe meglio scriverlo con la «C» maiuscola, non ci sbilanceremmo a interpretare fino a quel punto il suo pensiero: Se potesse parlare», potrebbe riservare delle sorprese.
Ma il dramma di questa risposta sta nell’indicare la meta verso cui marciano i dialoganti a ogni costo. Alla Trinità formata da Padre, Figlio e Spirito Santo, viene sostituita quella delle cosiddette tre grandi religioni. Se questa è la situazione, non c’è tanto da stupirsi per l’iniziativa dei cappuccini di Genova. Come dimenticare certe «sbandate» dell’incontro interreligioso di Assisi del 1986? Quello, per intenderci, che orripilò l’attuale Benedetto XVI, quello dove vennero consumati sacrifici pagani sull’altare di Santa Chiara, quello dove la statua di Buddha sedeva sopra il Tabernacolo. Tutto, naturalmente, per rendere omaggio al San Francesco teologicamente corretto: invece del santo medievale saldo nella fede e nei principi, un ambasciatore dell’Onu antesignano del «fate l’amore, non fate la guerra» e della raccolta differenziata.
Giusto per rimettere le cose a posto, vale la pena di ricordare che cosa disse il vero San Francesco al sultano Malik al Kamil, il quale si appellava al Vangelo per delegittimare la conquista della Terra Santa: «Mi sembra che voi non abbiate letto tutto il Vangelo. Altrove, infatti, è detto: Se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo lontano da te. E, con questo, Gesù ha voluto insegnarci che, se anche un uomo ci fosse amico o parente, o fosse per caso a noi caro come la pupilla dell’occhio, dovremmo essere disposti ad allontanarlo, a sradicarlo da noi, se tentasse di allontanarci dall’amore del nostro Dio. Proprio per questo, i cristiani agiscono secondo giustizia quando invadono le vostre terre e vi combattono, perché voi bestemmiate il nome di Cristo e vi adoperate ad allontanare dalla religione di lui quanti più uomini potete. Se invece voi voleste conoscere, confessare e adorare il Creatore e Redentore del mondo, vi amerebbero come sè stessi».
Chissà cosa direbbe Francesco da Bernardone se oggi potesse parlare.
*Alessandro Gnocchi, nato a Villa d’Adda (BG) nel 1959, è giornalista esperto di Giovannino Guareschi. Ha pubblicato «Don Camillo & Peppone. L’invenzione del vero» (Rizzoli, 1995), «Nella buona & nella cattiva sorte» (Ares, 1996), «Giovannino Guareschi. Una storia italiana» (Rizzoli, 1998).
Nota di redazione: L’articolo è riportato integralmente così come apparso sul sito de Il Giornale di mercoledì 18 Ottobre.



