Martedì 3 Ottobre 2006

Torino non è Brooklyn

Riporto un articolo che, con mia grande sorpresa, ho scovato sul sito web de la Stampa di Torino. Dato l’orientamento piuttosto ehm… sinistro del quotidiano, mai mi sarei aspettato di leggere tutto ciò tra le pagine di quella testata! Tant’è: pare che dire qualcosa di leghista stia diventando un’abitudine comune (di comodo) presso certi ambienti…


Un Paese alla rovescia
di Lorenzo Mondo

Adesso a scendere in piazza per protestare, tra i tanti, sono anche gli spacciatori (extracomunitari, ndr) di droga. E’ accaduto a Torino, in una manifestazione tumultuosa che potrebbe preludere, chissà, a una richiesta di sindacalizzazione dell’anomala categoria dei pusher. Lo lascia presumere la sfrontatezza con la quale alcune decine di questi ignobili trafficanti si accaniscono contro i carabinieri. Li accusano di non avere cercato con sollecitudine il cadavere di un compagno annegato nella Stura.

Poco conta che ne abbiano già ripescato un altro, con dispendio di tempo e di risorse, da quelle acque che generazioni di torinesi - non i «nuovi italiani» - conoscono come infide. Poco conta che i dimostranti, due giorni fa, avessero preso a sassate le forze dell’ordine.

Erano intervenute, a richiesta degli abitanti inferociti, per compiere una retata dissuasiva alle basse di Stura, infestate dai mercanti di morte. Ed erano state accolte da un fitto lancio di pietre. Ma due dei malviventi si erano buttati nel fiume per evitare il fermo o salvaguardare la merce. Si sperava che avessero trovato riparo su un isolotto, tra le anatre e i gabbiani, invece sono scomparsi e, presumendoli morti, la polizia si è data a esplorare le rive e le secche per trovarne i cadaveri. Si dovrebbe dire, ragionevolmente, fine della storia. Lasciando alla sensibilità di ognuno il commuoversi o meno per quella che resta una disgrazia, anche se riguarda la sorte di tipi poco raccomandabili. E invece c’è stata quella coda inaudita, la protesta per il presunto ritardo nei soccorsi e nelle ricerche. Magari con l’aggravante dello spavento, rivelatosi esiziale, per i due sciagurati. Si è arrivati - robe da matti - ad interrompere con blocchi intermittenti il trafficatissimo corso Giulio Cesare che conduce all’autostrada Torino-Milano.

L’immigrazione selvaggia, il controllo deficitario delle estese frange illegali che ne derivano, sono un fenomeno che suscita di per sé una acuta inquietudine. Ma tutta nuova è la pretesa di essere considerati titolari di diritti, non in quanto uomini, ma in quanto spacciatori. E’ un segnale che non dovrebbe consentire sonni tranquilli a chi è chiamato ad affrontare il problema della sicurezza, in una Torino impegnata a ridisegnare il suo futuro di città, attraente e vitale perché civile. Detto con pacato ma fermo parere, è anche l’occasione per stroncare con durezza certe velleità, senza farsi impietosire da futili ideologismi e teoremi.

da la Stampa Web del 2 Ottobre 2006


Della stessa serie: Milano non è Los Angeles

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