
Le priorità dell’Europa? Regolare i bachi da seta (e i merluzzi… (ndr))
di Matteo Salvini
Finalmente il Parlamento Europeo è tornato a riunirsi, con una sessione plenaria a Strasburgo cominciata lunedì e che terminerà domani, per decidere delle nostre sorti future.
In ballo ci sono fra l’altro bazzecole come il conflitto in Medio Oriente, la missione di guerra e pace in Libano, l’allarme sul terrorismo islamico rilanciato da Londra ed una situazione economica… …continentale tutt’altro che brillante. E quindi? Quindi i 730 parlamentari europei eletti direttamente dal popolo sono chiamati a votare. Votare su cosa? Sulla guerra? Sui dazi? Sul terrorismo? Ma va là, ci sono cose ben più importanti… Ne scelgo quattro fra quelle all’ordine del giorno per dare al lettore-elettore-contribuente una idea precisa a proposito dell’utilità di mantenere “questa” Europa.
Provvedimento A6-0244/2006, votato ieri, relativo alla “Proposta di regolamento del Consiglio recante misure specifiche nel settore agricolo a favore delle isole minori del Mar Egeo”.
Si legge nella relazione che “la particolare situazione geografica di alcune delle isole minori del Mar Egeo impone costi aggiuntivi di trasporto per l’approvvigionamento di prodotti essenziali al consumo e che risulta dunque opportuno per ovviare ai costi dovuti alla lontananza, all’insularità e all’ultraperifericità instaurare un regime specifico di approvvigionamento”. Contributo annuo massimo fissato in 5,47 milioni di euro. Bene, le isole dell’Egeo sono sistemate. Avanti.
Provvedimento A-60259/2006, votato ieri, relativo alla “Proposta di regolamento del Consiglio relativa a misure speciali in favore della bachicoltura”.
Si legge nella relazione che “nel contesto dell’Europa dei cittadini, la Commissione Europea attribuisce grande importanza alla semplificazione e alla chiara formulazione della normativa comunitaria, affinché diventi più comprensibile e accessibile al cittadino comune”. Quindi la relazione afferma che “la Commissione è assistita dal comitato di gestione delle fibre naturali, istituito dall’articolo 10 del regolamento CE n. 1673/2000 del Consiglio e che, nei casi in cui si fa riferimento al presente paragrafo, si applicano gli articoli 4 e 7 della decisione 1999/468/CE, ricordando che il periodo di cui all’articolo 4, paragrafo 3, della decisione 1999/468/CE è fissato a un mese”. Chiaro no? Per la cronaca, e per la gioia dei bachicoltori che ci leggono, l’Europa eroga per ogni telaio messo in produzione 133,26 euro.
Provvedimento A-60241/2006, votato oggi, relativo alla “Proposta di regolamento del Consiglio relativo alla conclusione di un accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità Europea e la Repubblica delle Seicelle”.
Si legge nella relazione che “l’ultimo protocollo nel settore della pesca con le isole Seicelle è stato sottoscritto il 23 settembre 2004, mentre l’accordo che fa parte della proposta in esame nel marzo del 2005. Ciò lascia intendere che i negoziati relativi al protocollo e quelli relativi all’accordo si sono svolti praticamente in parallelo. È lecito quindi domandarsi per quale motivo non si sia approfittato di una tale prossimità di date per adottare congiuntamente i due documenti ed evitare alla Commissione, al Parlamento Europeo e al Consiglio simili doppioni amministrativi”. Sì, avete letto bene, sono loro stessi a chiedersi perché tutti si occupassero, in tempi diversi e con costi aggiuntivi, dei pesci delle Seicelle. Boh, buon per ’sti poveri pesci.
Provvedimento A-60242/2006, votato oggi, relativo alla “Proposta di regolamento del Consiglio relativo alla conclusione di un accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità Europea e la Repubblica federale islamica delle Comore”.
Si legge nella relazione che “il relatore sottolinea con soddisfazione l’espressione del pieno rispetto della sovranità delle Comore e si congratula per l’accento posto sul dialogo politico permanente tra le parti, sia direttamente sia in seno alle organizzazioni internazionali, ai fini di una gestione responsabile delle risorse alieutiche e lo sviluppo della pesca nelle Comore”.
Capito? Altro che perdere tempo a cercare soluzioni per combattere il terrorismo islamico. Probabilmente il nostro futuro e la sopravvivenza della società occidentale passano attraverso il dialogo con i pescatori islamici comoriani. L’Europa è viva, viva l’Europa!



