Martedì 29 Agosto 2006

Bossi

Il discorso integrale pronunciato da Umberto Bossi a Cà San Marco

FINO ALLA NOSTRA LIBERTA’

“Oggi amici, si parla di libertà. È il vero alzabandiera del Nord. L’alzabandiera è una cosa seria vuol dire che si chiede la libertà.
Può essere totale, l’indipendenza, oppure può essere parziale, il federalismo. Dipende da quello che la storia propone e da ciò che siamo in grado di prendere. Varie scelte sono possibili e dipendono non solo da noi ma anche dalla controparte.
Oggi con la raccolta firme mandiamo un messaggio al Governo. Noi non siamo assolutamente d’accordo sulla sua intenzione di dare la cittadinanza agli extracomunitari, perché noi vorremmo tenerci casa nostra. Vogliamo essere padroni a casa nostra.

I popoli poveri vanno aiutati a casa loro. Non devono essere sradicati per essere sbattuti da tutte le parti. Così perdono l’identità e fanno una fatica enorme ad ambientarsi in realtà per loro nuove. Ed è peggio per noi che vediamo casa nostra diventare sempre meno nostra.
Io avevo fatto una legge per frenare l’immigrazione, per mandare messaggi chiari in tutto il mondo: noi non volevamo che la gente venisse a casa nostra. Ora questo Governo manda messaggi contrari e opposti: “Venite venite che in qualche modo vi sistemiamo”. È questo l’errore grave che ha fatto l’Esecutivo. Anche se, ormai, è chiaro che non è un errore involontario.
Pensate cosa porterebbero dei Governi con forte rappresentanza di extracomunitari a questo Paese. Tanto per cominciare si porterebbero via un sacco di quattrini. Inoltre i cittadini sentirebbero il Paese sempre meno loro.
Voglio proprio vedere come se la caveranno i grandi sostenitori dell’Italia contro il federalismo, dell’Italia senza un minimo di libertà alle Regioni e ai popoli italiani.
I popoli non sono come l’acqua che si può mescolare a piacere. I popoli si mescolano con difficoltà. Gli uomini ritornano sempre alle loro radici.
Adesso tutti si lamentano e si strappano i capelli perché un padre pachistano ha ucciso sua figlia perché non voleva che andasse insieme a un italiano. Eppure non si tratta che della presa d’atto di un ritorno alla loro cultura ancestrale.

Ma è anche la presa d’atto che non è automatico l’inserimento di chi vive nel nostro Paese, anzi, l’integrazione è molto difficile. L’integrazione di tipo europeo è fallita. È inutile che la perseguiamo anche noi con la via che passa attraverso la cittadinanza. Guardate all’Inghilterra, che ha dato la cittadinanza a quelli che volevano far saltare gli aerei quindici giorni fa. Quelli erano cittadini inglesi. Noi vogliamo perseguire la stessa strada? È una strada già fallita in Gran Bretagna e in altri Paesi, fallirà anche qui.
Noi qui diciamo “no” all’integrazione attraverso la cittadinanza, perché è una via che non porta da nessuna parte, è fallimentare e non integra nessuno. Occorreranno invece tanti, tantissimi anni di difficoltà per tutti noi, perché l’integrazione passerà sulla pelle di tutti i cittadini che avranno mille problemi.
Questi Governi scaricano sui cittadini i loro tentativi di vincere le elezioni politiche. Anche vicino a casa mia ci sono degli immigrati. È gente disperata, che logicamente fa fatica a ragionare come noi. Ma perché noi dobbiamo metterci sulle spalle i problemi dei disperati del mondo?
Aiutiamoli a casa loro che forse è meglio. Ecco perché noi cominciamo a raccogliere le firme per un referendum popolare abrogativo. Io sono certo che i cittadini italiani abrogheranno qualsiasi legge del tipo che vuole il Governo. Avremo le forze e i numeri per affossare il tentativo maldestro di questo Esecutivo di garantirsi qualche milione di voti, perché è solo questo che vogliono.
Noi crediamo che i carcerati debbano lavorare, fa bene a loro e fa bene a tutti. Ci dicono che costa troppo perché occorre la polizia per controllare. Basta mandare un pullman a prenderli e a riportarli a casa la sera. Dategli una via di salvezza, il lavoro, a chi sta in carcere e sarà contento anche lui.
Non è che noi non abbiamo cuore, non è che chi è in carcere debba essere ammazzato. Dev’essere salvato e per salvarlo occorre dargli un lavoro. Non serve a niente tener la gente chiusa dentro e basta. Serve solo a farla incattivire. Dategli il lavoro e queste persone possono migliorare. L’unica risposta che sa dare il Governo su questo punto è che costa troppo, noi non possiamo far niente. Dipende però da come lo si fa.

Io ho fatto una legge che è contro l’immigrazione, diciamo la verità, perché così voleva il popolo.
Una legge secondo la quale un immigrato può venire da noi solo se ha il posto di lavoro.
Era però necessario che i signori ambasciatori, (gente che piglia 40 milioni al mese più 10 milioni per ogni figlio e altre decine per la moglie che lascia a casa), facessero da trait d’union tra le imprese e i Paesi d’origine degli immigrati in Italia. Invece preferiscono non far funzionare la legge per sabotarla, per farla saltare.
Non è una legge particolarmente pesante, è una legge seria. Ma si vede che in un Paese di baraccati se fai una cosa seria, prima o poi te la cancellano.
Così, via la mia legge, chiunque può entrare nel Paese in qualsiasi modo e un volta qui ci pensa il Governo a sistemarli e a dar loro il voto.
È questo che noi vogliamo combattere. Non è che loro fanno la legge sulla cittadinanza e noi stiamo in silenzio. Noi chiameremo alla riscossa il popolo che questa legge non vuole.
Questo è un Governo che non ama la serietà, perché manda messaggi e inviti a venire in Italia.
C’è una guerra, fa niente. Viva le guerre che creano immigrati, così possono venire qui ad aumentare i voti della sinistra. Per ogni guerra saranno contenti i compagni. Son pacifisti oppure guerrafondai? È un bel rebus per la sinistra. Avete visto la guerra in Jugoslavia quanta gente ci ha portato qua? Le guerre producono sempre povera gente che scappa, milioni di immigrati. Speriamo che guerre non ce ne siano più e speriamo che si possa davvero aiutare la gente a casa sua.
Sapete quanto l’Italia dà all’Africa (un Paese che le malattie, dall’Aids alle febbre malariche, hanno fatto inabissare negli ultimi anni)? Zero lire. Sfido il Governo a farci sapere quanto sta dando all’Africa, visto che continuano a dire di voler aiutare i popoli poveri a casa loro e invece non li aiuta nessuno. Basterebbero dei desalinizzatori marini per portare l’acqua potabile e dare all’Africa una sua vita. Basterebbe poco. Certo se gli dai soldi contanti li spendono in armi, perché sono una tribù contro l’altra. Non bisogna dare contanti ma attrezzature e strumenti utili a far sviluppare quei popoli. Magari anche mandando le nostre imprese per far partire progetti. Dopo di che buona parte dell’Africa riuscirebbe a camminare da sola, invece di veder scappare la sua gente. Qualcosa dobbiamo fare. È inutile illudersi che solo con le minacce gli africani non vengano qui. Inoltre gli africani, dai sondaggi che ho visto, sono quelli che votano di più la sinistra, sono quindi quelli più “appetiti” dal Governo. Dobbiamo obbligarlo a dar loro un aiuto, partendo dall’acqua. È l’acqua che fa nascere le civiltà, le imprese. Oggi c’è la possibilità di desalinazzare il mare, creare canali e laghetti di acqua dolce. Ci sono mille modi per dare anche a loro la possibilità di rinascere.

Noi dobbiamo “utilizzare” le Regioni, non possiamo buttare via la politica. Senza politica non si combina niente. È facile riempirsi la bocca e dire “secessione”. Io sono nemico ormai di queste cose. Noi dobbiamo anzitutto cominciare a essere padroni a casa nostra e anche delle nostre strutture istituzionali, dopo di che potrà partire il resto. Ma se non siamo neppure capaci di avere le nostre Regioni nelle nostre mani, come si può parlare di secessione?
Sapete quanti magistrati lombardi ha la Lombardia (che è una Regione più grande di numerosi Stati europei, più grande del Belgio)? Zero, nessuno. È una vergogna. Nella storia della Lombardia rimarranno scritti i quarant’anni di schiavitù italiana. E così in Veneto e così in Piemonte.
La generazione che ci ha preceduto non ha fatto battaglia, ci ha lasciato la Lombardia, il Veneto, le Regioni del Nord completamente schiavizzate. Dobbiamo imparare a ragionare guardandoci in faccia e dicendoci la verità. Sapete bene che per fare la secessione occorrono mezzi non politici.
Servono strumenti dolorosi e quando arriva quel momento lì, poi non trovi nessuno, al di là del fatto che uno sia pacifista o meno. Io, agli albori della Lega, ho fatto il giro di Lombardia, Veneto e Piemonte. Ho parlato con i cittadini e ho fatto un patto, che è l’atto di nascita della Lega: battere tutte le vie democraticamente possibili fino alla libertà del Nord.
Io penso che questa sia ancora la strada. Noi dobbiamo battere la via democratica. Con tanti saluti a chi pensa si possa conquistare qualcosa facendo un po’ di casino.
I numeri li abbiamo. Abbiamo le due Regioni (Lombardia e Veneto) che mantengono lo Stato italiano. Dobbiamo stimolare continuamente i nostri politici alzando la bandiera dell’Indipendenza. Questo sì. Non vanno lasciati dormire. Altre vie, oltre a quella democratica, non ce ne sono; e lo dico io che se ci fossero altre via le avrei già battute.
Dobbiamo essere coscienti di quello che facciamo e coerenti. Le chiacchiere non servono a conquistare la propria libertà. Dopo generazioni che in maniera imbecille hanno lasciato conquistare completamente Lombardia, Veneto e Piemonte al sistema centralista, noi dobbiamo battere questo sistema, non esponendoci, non favorendolo facendo stupidaggini.
Dobbiamo aprire la testa della gente e far capire quanto è importante la nostra libertà e batterci fino a reaggiungerla.
Noi possiamo fare qualcosa. E quel qualcosa può essere anche solo esporre la nostra bandiera. Basterebbe che ognuno esponesse la bandiera fuori di casa sua, una piccola bandierina può fare tanto. Io fuori di casa mia ce l’ho sempre avuta la bandiera. Adesso ho piantato un bandierone.
E’ questione di carattere. Se uno ci crede mostra fuori i segni delle cose in cui crede.
Il patto che io feci all’inizio della Lega fu: «Fino alla nostra libertà».
E fino alla nostra libertà io ci sarò, io non andrò in pensione fino alla nostra libertà. E questo vale anche per quelli che sono venuti da me perché si sentivano colpiti dalla base e volevano farsi da parte.
I generali non si possono suicidare. I generali non si possono dimettere…”

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