Ecco un bellissimo editoriale scritto dal Direttore Paragone, apparso su La Padania nell’edizione di Sabato 26 Agosto.
Chiesa nella chiesa, partito nei partiti, economia nell’economia: tutto il potere di Comunione e Liberazione
Applausi a scena aperta, per Silvio Berlusconi. «Chi non salta, un comunista è» hanno ritmato i ciellini. I quali anche quest’anno hanno dato le loro pagelle ai politici.
Anche a Maroni, hanno riservato applausi. Insomma, tutto fantastico. O no? Forse sì, però ora che il Meeting volge al termine, ho una domanda: ma perché tutta questa deferenza a Comunione e Liberazione? Attenti, perchè dalle parti di Rimini, qualcuno s’è messo in testa di avere il mazzo di carte e condizionare la politica. Ma andiamo con ordine.
Non ho mai conosciuto “don Gius”, non ho preso caffè con lui, non gli ho mai toccato il lembo del mantello. Non ho quindi aneddoti da raccontare e questo già mi taglia fuori dallo scaglione di colleghi e di politici che nei giorni del Meeting spolverano le loro privilegiate memorie… Se proprio devo dirla tutta, i ricordi che ho dei ciellini sono quelli del liceo e dell’università: non è che fossero il massimo della simpatia. Facevano sempre comunella tra loro, andavano in vacanza insieme, avevano sempre una lezione morale per chi, come me, non pensava che a divertirsi e a rimorchiare. All’università, poi, avevano una specie di patronato cui rivolgerti per sbrigare la burocrazia accademica, per comprare libri o avere gli appunti delle lezioni.
Loro ti offrivano dei servizi, tu in cambio dovevi stare ad ascoltare i loro predicozzi. Sono rimasti uguali.
Sia chiaro: sono credente, cattolico praticante, impegnato in parrocchia. Avremmo anche molte cose in comune, dal radicalismo con cui bisogna vivere la fede, all’impegno nella difesa di valori che non sono barattabili.
Cos’è che allora mi divide da Comunione e Liberazione? Forse, che quando parli con loro, è come se ti facessero l’esame, come se ti guardassero ai raggi x. Non credo gli importi niente del confronto con gli altri cattolici. Tantomeno con gli altri.
Il Meeting di Rimini è la loro festa, ogni anno sempre più grande e sempre meno intima, sempre più politica e meno spirituale: una grande kermesse sospesa tra il festival di Sanremo e la festa dell’Unità. In fondo, comunisti e ciellini un po’ si pigliano, tanto che qualcuno dall’eskimo è passato al tau e viceversa. Entrambi ritengono di essere i soli apostoli di una verità che salverà il mondo. Templari di un dogma. Così invitano potenti e gente comune, laici, agnostici e, ovviamente, credenti da “dare in pasto” al loro popolo. L’anno ciellino si divide così: nei dieci giorni di Rimini sentono campane diverse, nei restanti trecentocinquantacinque si confrontano tra di loro per smontare quello che hanno detto “gli altri” e rafforzare i loro convincimenti.
Rimini è una tappa del percorso di autostima o autoesaltazione, altro che occasione di incontro e di dialogo. Ai ciellini, del dialogo non gliene frega niente: loro hanno già la verità in tasca. Ne sono stra-convinti. Hanno messo in piedi questa passerella del Meeting per far vedere come sono potenti. Hai mai visto un ciellino che cambia idea dopo aver sentito tizio oppure caio? Non scherziamo (sarebbe una notizia). Le convinzioni dei ragazzi del “don Gius” sono granitiche. Loro sono loro e gli altri, come diceva Alberto Sordi-Marchese del Grillo, non sono un cazzo.
Comunione e Liberazione è una chiesa dentro la Chiesa. È un partito dentro i partiti. È un giornale dentro i giornali. È un sistema economico dentro l’economia. È un mondo dentro il mondo. È una regola dentro le regole. Si fidanzano e si sposano tra loro. Si votano tra di loro. Si confrontano tra di loro. Quando non sei più “dei loro”, peste ti colga. Vuoi entrare? Devi essere disposto a farti “impanare” ben bene secondo le lezioni di don Giussani che sarà stato anche un mito, un angelo in terra, una persona eccezionale (e non lo metto in dubbio) ma era soprattutto un sacerdote. E i sacerdoti dovrebbero impegnarsi affinché le comunità si aprano, non il contrario. Affinché sia il messaggio di Dio a essere annunciato, non il vangelo secondo “don Gius”.
A Rimini, anche quest’anno, hanno parlato di tutto: non c’è stato quesito privo di risposta o risposte. Hanno dibattuto di embrioni, di grande coalizione, di welfare, di federalismo, di libertà, di fede; forse persino del perché i fazzoletti di carta sono preferibili a quelli di stoffa. Tutto, hanno messo in discussione. Tutto tranne se stessi. «Ci siamo sbagliati»: da un ciellino non l’ho mai sentito dire. Il loro cammino è già certezza fin dai primi passi. Eppure nel Vangelo, il cammino è costante nella ricerca della Verità. Tende alla Verità.
I ciellini no, ce l’hanno già in mano. E te lo dicono. Te lo dimostrano, isolandosi perché si beano nella loro perfezione. Ce l’hanno solo loro, la verità e la fede. La Chiesa li guarda con grande attenzione: nel bene e nel… meno bene. In tempi di smarrimento delle pecorelle, è meglio tenersi stretto il popolo ciellino come sentinella del mattino, del pomeriggio e della sera. Ma la Chiesa farebbe bene a prendere le giuste misure a Comunione e Liberazione se non vuole che si prenda la golden share della Fede.
La verità, i ciellini, ce l’hanno anche in politica dalla quale dicono di starsene alla larga e invece ci sguazzano beatamente. Hanno il potere e lo sanno gestire molto bene: ho visto politici che si sono ciellizzati e che filosofeggiano sul discorso della montagna pur di entrare in qualche Consiglio di amministrazione e in qualche giunta. La cosa non mi scandalizza, si badi bene: lo fanno gli altri, lo facciano anche loro (magari con un certo limite…). Ma lo ammettano. Lo dicano: Noi facciamo politica. Non che loro devono godere dell’immacolata concezione…
Comunione e Liberazione prega e fa politica. Così come fa impresa e lobby imprenditoriale. Duecento sono gli sponsor del Meeting di Rimini: e che sponsor, signori miei. O Dio o Mammona: immagino che dalle parti di Cl non sia mai facile scegliere da che parte stare. Altro che Grande coalizione alla Merkel, la Compagnia delle Opere è andata oltre: coop bianche e rosse si fondono che è una meraviglia. Forse è per questo che, nel gran finale, l’anima di don Giussani sarà commentata dal diessino Bersani. Forse è per questo che il numero uno di Confindustria, Luca di Montezemolo, è tra gli ospiti fissi. Forse è per questo che Confapi Lombardia è vicina a CdO. Ripeto: la cosa non mi scandalizza perché, cari Cesana e Vittadini, business is business. Ma lo dovete ammettere anche voi e piantarla con questa storia che se i soldi arrivano dal vostro sistema economico odorano di incenso.
Il Meeting - e chiudo - è una prova di forza, fatta per aprirsi un credito valido un anno. Del Meeting se ne parla e se ne parlerà sempre di più. Ma resta valido il principio: parlino gli altri; siano gli altri ad aprirsi. Comunione e Liberazione, no. Non sarà certo questo articolo a farli vacillare; anzi si affideranno alle penne loro amiche, a un comunicato stampa o si faranno fare un’intervista per spiegare che sono solo un povero pirla. Ma un confronto non lo apriranno.
La Padania invece è aperta a questo confronto: scriveteci, “cari”, insopportabili ciellini (oppure beatevi della vostra santità…).



