Domenica 27 Agosto 2006
26/08/2006: solo in 2000 ad Assisi per gridare “Forza Onu”
Dove sono finiti i pacifisti? L’anno scorso in 250mila dicevano “no” a tutte le missioni militari
Assisi 2005: 250 mila persone; Assisi 2006: due mila anime e quattro gatti.
La crisi esistenziale del pacifismo italiano sta tutta qui, nel banale raffronto numerico tra i partecipanti alla Marcia dello scorso anno e quelli registrati al raduno di ieri. Le guerre non sono state improvvisamente debellate dal pianeta ed anzi l’Italia da martedì prossimo impegnerà i propri militari in un nuovo fronte caldo, il Libano, senza nel frattempo averli ritirati né dall’Afghanistan, né dall’Iraq né tantomeno dal Kosovo. E allora perché mai i profeti della non-violenza non protestano più? Semplicemente perchè al Governo non c’è più la “destra” guerrafondaia e perchè adesso finalmente a scegliere le guerre è la sinistra che, come noto, sa meglio discernere tra guerre giuste e guerre ingiuste. “Sfortunatamente”, però, non tutti nel variegato arcipelago del pacifismo hanno deciso di passare sottosilenzio il “compromesso morale” e così ieri, tra i 248 mila assenti ingiustificati, ce ne sono stati alcuni che invece hanno scelto di dare al loro “no” una dimensione ostentatamente polemica. Gino Strada, Padre Alex Zanotelli, Marco Ferrando, Don Vitaliano Della Sala avevano subito fiutato puzza di messinscena e si erano dissociati per tempo. Poi però nelle ultime ore anche i cosiddetti dissidenti di Rifondazione Comunista, Salvatore Cannavò, Gigi Malabarba e Franco Turigliatto hanno deciso di sfilarsi dal mazzo, denunciando a mezzo di comunicato stampa che la Marcia per la Pace in Medioriente stava assumendo “le caratteristiche di un’iniziativa a sostegno della missione militare in Libano”. Un sospetto clamorsamente confermato, poi, dall’inedito slogan pronunciato ieri ad Assisi: «Forza Onu!».
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Ecco un bellissimo editoriale scritto dal Direttore Paragone, apparso su La Padania nell’edizione di Sabato 26 Agosto.
Chiesa nella chiesa, partito nei partiti, economia nell’economia: tutto il potere di Comunione e Liberazione
Applausi a scena aperta, per Silvio Berlusconi. «Chi non salta, un comunista è» hanno ritmato i ciellini. I quali anche quest’anno hanno dato le loro pagelle ai politici.
Anche a Maroni, hanno riservato applausi. Insomma, tutto fantastico. O no? Forse sì, però ora che il Meeting volge al termine, ho una domanda: ma perché tutta questa deferenza a Comunione e Liberazione? Attenti, perchè dalle parti di Rimini, qualcuno s’è messo in testa di avere il mazzo di carte e condizionare la politica. Ma andiamo con ordine.
Non ho mai conosciuto “don Gius”, non ho preso caffè con lui, non gli ho mai toccato il lembo del mantello. Non ho quindi aneddoti da raccontare e questo già mi taglia fuori dallo scaglione di colleghi e di politici che nei giorni del Meeting spolverano le loro privilegiate memorie… Se proprio devo dirla tutta, i ricordi che ho dei ciellini sono quelli del liceo e dell’università: non è che fossero il massimo della simpatia. Facevano sempre comunella tra loro, andavano in vacanza insieme, avevano sempre una lezione morale per chi, come me, non pensava che a divertirsi e a rimorchiare. All’università, poi, avevano una specie di patronato cui rivolgerti per sbrigare la burocrazia accademica, per comprare libri o avere gli appunti delle lezioni.
Loro ti offrivano dei servizi, tu in cambio dovevi stare ad ascoltare i loro predicozzi. Sono rimasti uguali.
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