
Giovannino Guareschi
Mondo Piccolo
Don Camillo e il suo gregge
“[…] L’ambiente di queste storie è la mia Terra: la Bassa parmense, la pianura emiliana in riva al Po. Qui la passione politica arriva spesso ad una intensità preoccupante: eppure questa gente è simpatica ed ospitale e generosa e ha uno spiccato senso dell’umorismo. Deve essere il sole, un sole maledetto che martella i cervelli durante tutta l’estate. Oppure deve essere la nebbia, una nebbia cupa che opprime i cervelli durante tutto l’inverno.
I tipi sono veri: e le storie sono tanto verosimili che, più d’una volta, un mese o due dopo aver inventato una storia, il fatto accadeva realmente e lo si leggeva sui giornali. […]
Io non ho nient’altro da dire su Mondo Piccolo: nessuno può pretendere da un povero galantuomo che egli, dopo aver scritto un libro, lo debba anche capire.”
Nel vecchio paese della Bassa, terra di uomini sanguigni, violenti ed imprevedibili, Peppone e don Camillo continuano, negli anni dell’immediato dopoguerra, la loro guerra privata conducendo a modo loro una strategia di opposti estremismi, senza esclusione di colpi, in un susseguirsi di avventure, vendette, ritorsioni e scherzi “atroci”.
Ma, come si sa, a volte gli estremi si toccano e può capitare che i due uomini escano dalle cabine elettorali e non si sa chi ha fatto la croce sul Pci e chi ha consegnato scheda bianca, oppure che si trovino tutti e due a nascondere un carro armato, souvenir un po’ ingombrante della guerra da poco finita.
Come potrebbe vivere Peppone senza don Camillo o viceversa? Perchè, al di là di ogni divergenza politica, i due sono fatti della stessa pasta: si capiscono senza parlare, sono intrisi della stessa umanità, delle stesse tradizioni, della stessa semplice religiosità.




