
Ing. Roberto Castelli
Maledetto Ingegnere
Cinque anni di pregiudizi, insulti, calunnie e contumelie
“Dopo Silvio Berlusconi, sono stato l’uomo più insultato di questa legislatura. Quando, quel pomeriggio di Maggio del 2001, Umberto Bossi mi chiese se mi sentivo di assumere l’incarico di Ministro della Giustizia, sapevo che avrei dovuto affrontare un cammino assai difficile e accidentato, ma devo confessare che di un aspetto non avevo tenuto conto: l’odio di cui sono stato fatto segno”.
Inizia così il libro-confessione che Castelli scrive quasi al termine del suo mandato di Ministro della Giustizia. Cinque anni da Guardasigilli, ripercorsi attraverso alcuni degli episodi che più hanno scatenato le proteste, gli insulti e le menzogne dell’opposizone: il mandato di arresto europeo, la legge ex-Cirielli, il rifiuto della concessione della grazia ad Adriano Sofri.
La raccolta di maldicenze, che in questo libro trova ampio spazio, non risparmia nemmeno passioni apparentemente innoque della vita di un ministro, come quella per la barca a vela.
Non manca un capitolo dedicato alla magistratura, specialmente a quei settori che rivendicano, quasi con orgoglio, la propria collocazione politica.
“Chi detiene questo potere dello Stato - sostiene Castelli - deve prendere atto che il periodo storico di surroga della classe politica è finito. Non può essrevi infatti Stato democratico se i governanti, beninteso onesti, anziché rispondere al popolo, devono rispondere, per la loro azione politica, ai magistrati”.
Dal profluvio di contumlie e calunnie raccolte da Erminia Frigerio e commentate da Roberto Castelli emerge l’immagine di una sinistra verbalmente violenta, intollerante, intimidatrice, che non perdona alla Casa delle Libertà di aver vinto le elezioni, ma anche lontana dalla realtà, mistificatrice e un po’ cialtrona, sicuramente afflitta da un irrefrenabile senso di superiorità.
Castelli cerca di dimostare quanto esso sia ingiustificato e quanto coerenti siano state le sue azioni.



