domenica 18 giugno 2006
paolo

Il popolo non pensi di avere seconde chances.
Se il 25 e 26 giugno non prevarranno i “sì”, la Costituzione del 1948 non subirà ritocchi sostanziali per molto, molto altro tempo ancora. Forse per sempre.

Paolo Grimoldi, neo-deputato della Lega Nord e Coordinatore Federale dei Giovani Padani, non lascia spazio ai dubbi. «Se non vinceremo il referendum – ammonisce – non ci sarà altra possibilità di realizzare le riforme di cui il Paese ha bisogno. Basti pensare che per farle non sono bastati ventiquattro anni, sette legislature e ben cinque commissioni bicamerali.
Bisogna votare sì anche per questo e personalmente sono molto contento del fatto che tanti elettori di sinistra abbiano aderito ai nostri comitati. Penso, per esempio, ai ragazzi del Comitato per la Pace che in Brianza stanno lavorando con noi per il sì».

Da deputato trentenne e da coordinatore dei giovani del Carroccio, Grimoldi prende con un’alzata di spalle la strenua battaglia dei senatori ottuagenari a sostegno del no. «La sinistra che viene dal popolo, sta col popolo e vuole le riforme. La sinistra del palazzo, invece, cerca di difendere il palazzo. Ma l’Italia non può permettersi di bocciare questa riforma. Siamo l’unico Paese al mondo che non ha mai cambiato l’architettura dello Stato, uno Stato peraltro tra i meno efficienti d’Europa». Per raggiungere l’obiettivo, però, bisogna informare i cittadini dei contenuti della riforma e smontare le mistificazioni della sinistra. «Stargli dietro è difficile. Mi limito a sottolineare una delle tante contraddizioni. Da un lato dicono ai cittadini che, a causa del premierato, il sì porterebbe alla dittattura, dall’altro invece dicono che il passaggio di competenze esclusive in materia di scuola, polizia locale e sanità dal governo centrale alle regioni porterebbe alla secessione. Tutte falsità. Il dato di fatto vero, che la gente può ben capire e che certamente apprezza, è che ci saranno 175 parlamentari in meno. E assicuro ai cittadini che un Parlamento che voti in quattro letture il taglio di 175 posti da deputati e senatori non si ripeterà mai più nella storia». Peccato che Oscar Luigi Scalfaro giudichi quest’ultimo un argomento elettorale “penoso”. «Sentirlo dire da uno che è senatore a vita – replica prontamente Grimoldi – è ancora più penoso». Ma, oltre che per ridurre la manna degli onorevoli, votare sì serve anche per spalancare la strada al federalismo fiscale. Un’urgenza che il Nord sente da troppo tempo come tale. «La scorsa settimana – confida Grimoldi – ero a Monza al Comitato per l’interramento di viale Lombardia, un collegamento fondamentale per la città e per tutti i centri limitrofi. Ebbene, la sola città di Monza versa ogni anno allo Stato 1660 miliardi di vecchie lire, eppure sono undici anni che aspetta duecento milioni di euro per fare questo benedetto interramento? È vero, la competenza di queste opere è e rimarrebbe dell’Anas, ma l’esempio dà l’idea di quelle che sono le cifre in campo, visto che i soldi prodotti in un anno dalla sola città di Monza basterebbero per realizzare cinque volte l’interramento di viale Lombardia. Ecco, il federalismo fiscale produrrebbe il cambiamento di mentalità necessario a invertire la rotta».

Fonte: La Padania di Domenica 18 Giugno 2006

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Le torri umane dove sventola l’indipendenza

In piazza San Giacomo, nella Barcellona vecchia, la torre umana si materializza in pochi secondi: un attimo prima vedi solo una massa informe di persone, un attimo dopo vedi ergersi dalla folla le fondamenta di un «edificio» fatto di corpi che raggiunge ben 9 piani. Una «costruzione» unica al mondo – quella dei castellers – che per la cultura catalana è molto di più di una semplice tradizione.
María Luisa Albacar Fracanzani, dell’Ufficio spagnolo del turismo di Barcellona, si entusiasma e corre a informarsi sulle ragioni di quello spettacolo fuori programma; qualche rapida domanda e il mistero è svelato: ricorre il centenario della fondazione di uno dei più antichi gruppi di castellers della Catalogna.

Un’occasione unica per capire cosa rappresenta nella Spagna del retaggio franchista e in quella della deriva zapaterista l’elevarsi di una piramide di pantaloni bianchi e camicie verdi che sale a sfidare il cielo. Scalatori dell’aria simboli di una atavica ricerca di libertà o meglio di autonomia, visto che ci troviamo nella capitale della Catalogna. Qui il fuoco indipendentista non scotta pericolosamente come tra gli Eskualdunac della regione basca, ma la fiamma separatista riscalda comunque cuore e anima.

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