Giovedì 8 Giugno 2006

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Gang sudamericane si spartivano Milano
Come nelle metropoli Oltreoceano, risse e accoltellamenti tra bande di giovanissimi stranieri

Sono 18 gli arresti eseguiti dagli agenti della squadra mobile di Milano, in esecuzione di 27 ordinanze di custodia cautelare, contro alcuni esponenti di due baby gang minorili sudamericane. Un fenomeno che negli ultimi tempi sta interessando diverse città del Nord, prime fra tutte Milano, Genova e Torino.
L’operazione della giornata di ieri è stata portata a termine grazie a elementi raccolti nel corso di un anno di indagini, tra l’agosto del 2004 e l’estate del 2005. Gli inquirenti sono partiti dall’analisi di risse e aggressioni isolate, che hanno ricondotto poi ad un unico filone, riguardante la spartizione del territorio cittadino, originato da forme esasperate di “bullismo” di gruppo. I giovani protagonisti, appartenenti a due bande, i “Latin King”, formata in prevalenza da ecuadoriani, e i “Commando”, costituita da peruviani, sono accusati di reati quali rissa, lesioni personali aggravate, violenze private, tentato omicidio e furto aggravato.

Due le procure coinvolte, presso il Tribunale ordinario e presso quello dei minori di Milano: le ordinanze sono divise equamente tra soggetti maggiorenni e altri minorenni. Il gip del Tribunale dei minori, Marilena Chessa, su richiesta del Pm Maria Teresa Latella, ha concesso anche la contestazione dell’associazione per delinquere. Accusa che non compare invece nell’ordinanza spiccata dal gip del Tribunale ordinario Silvana Petromer, su richiesta del pm Cecilia Vassena.

Sulla scia dei “Latin king” e dei “Commando”, sono nate altre bande dai nomi fantasiosi: i “Chigago”, i “Forever”, i “New York”, i “Soldatos Latinos”, tutte impegnate in una “guerra” di emarginazione, pronte a sfidarsi in risse e duelli. La gerarchia e i ruoli al loro interno sono ben definiti. Il termine “Rey supremo” indica il capo, “Rey” sta invece per chi riveste un ruolo direttivo dell’organizzazione. Nelle gang presenti anche numerose donne, le “Queen”, spesso minorenni, fuggite di casa per seguire i capi e sostenerne il prestigio: questo fenomeno ha portato nel tempo a raccogliere molte denunce per la scomparsa di ragazze minorenni.

Diversi i riti a cui i giovani devono sottoporsi per entrare all’interno di queste organizzazioni: innanzitutto un pestaggio per misurare coraggio, forza e resistenza. Una volta affiliati devono rispettare un codice d’onore fatto di regole rigide come il divieto di abbandonare l’organizzazione, pagare una quota mensile o sottostare alle prepotenze dei capi. Le bande segnano il territorio con graffiti, spesso in stazioni della metropolitana, e ogni membro testimonia la propria affiliazione con un tatuaggio. Il simbolo usato dai “Latin king”, solitamente per marcare il territorio, è una corona, quella dei “Commando”, riprendeva la stessa degli avversari, ma capovolta, un chiaro segno di sfida nei loro confronti.

La Squadra mobile ha indagato su diversi episodi tra cui feste culminate in risse e abuso di alcolici, ma anche sull’organizzazione interna delle gang dove ognuno aveva compiti definiti tra cui l’indottrinamento e la raccolta di denaro, che veniva spedito a Genova e da qui ai cosiddetti capi supremi in Sudamerica. I fatti più gravi, contestati ai destinatari dei provvedimenti, riguardano un pestaggio che due anni fa causò un aborto forzato a una ragazzina al quinto mese di gravidanza, colpevole solo di essere la fidanzata di un esponente di una banda rivale. Qualche mese più tardi, nell’ambito di una rissa all’esterno di una discoteca, gli agenti trovarono una bomba molotov e un tubo di ferro adattato ad arma da fuoco. Un anno fa il pestaggio di un diciannovenne, era terminato con diverse e gravi lesioni alle falangi di una mano del giovane. Dopo le botte, a volte arriva anche la rivendicazione via sms. È accaduto dopo che una ragazzina, fidanzata con uno dei “Commando”, è stata accerchiata e presa a pugni e calci da una decina di “Latin King”. La giovane, al quinto mese di gravidanza, è stata in seguito costretta ad abortire.
Dopo l’aggressione, il fidanzato riceve un sms, che non lascia alcuno spazio all’immaginazione e che ora si trova agli atti dell’indagine: «…Quello che abbiamo fatto alla tua ragazza non è niente. Conta i tuoi giorni… Volevo rubarle tutti i vestiti e lasciarla senza niente ma mi ha fatto pena». Questo è forse uno degli aspetti più crudi e inquietanti di quella che gli inquirenti definiscono una vera e propria guerra di emarginazione combattuta a colpi di risse e duelli. Si parla di bande rivali composte mediamente da 50 o 60 persone, ispirate alle gang latinos del Nord e del Sud America.

Nel corso dei mesi gli inquirenti hanno iniziato a comprendere i diversi aspetti che stava assumendo questo fenomeno. Il territorio è formato da alcuni presidi cittadini: i “Latin King”, ad esempio, frequentano il Parco delle cave, il parco Giambellino, la fermata della metropolitana Crocetta, i giardini Gobetti, e alcune discoteche latinoamericane della città.

I rivali “Commando” stazionano invece al parco Turro, al parco Cimiano, e alle fermate della metropolitana Cimiano e Porta Venezia, oltre che nei pressi di un locale del centro. Per segnare il territorio, i ragazzi utilizzano graffiti su muri e cartelloni pubblicitari. La squadra mobile ha inoltre sequestrato cappellini, collane, corone, fotografie di tatuaggi, per la maggior parte segni di identificazione e riconoscimento della gang, ma anche pistole giocattolo, e alcuni proiettili.

da la Padania del 08/06/2006

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